Parigi (askanews) - Ventidue, cinquanta e uno; ecco tradotto in numeri il nuovo governo francese, nominato a Parigi dopo l'investitura del premier Edouard Philippe da parte del neo presidente, Emmanuel Macron.

Ventidue come i ministri, tecnicamentre 18 tra ministri e viceministri più 4 segretari di Stato, simili ai ministri senza portafoglio italiani; 50 come la percentuale di presenze tra uomini e donne, parità assoluta come promesso in campagna elettorale e uno come unico o, meglio, trasversale, bi-partisan, per superare le vecchie contrapposizioni tra centrodestra e centrosinistra nel segno del rinnovamento politico auspicato da Macron.

Questa è la fotografia dell'esecutivo guidato da Philippe, almeno fino a metà giugno 2017, quando le elezioni legislative potrebbero rimettere tutto (o quasi) in discussione creando una nuova maggioranza parlamentare.

Non a caso, fanno notare gli analisti, il presidente ha scelto un uomo dei Républicains per favorire "un'ampia maggioranza presidenziale, base fondamentale per l'azione del governo" e "marginalizzare le opposizioni dei vecchi partiti di governo", disegnando un ventaglio di sostegno che vada "dai progressisti del Ps fino al centrodestra".

Poco dopo l'annuncio, però, i membri Repubblicani del governo sono stati espulsi dal partito che ha chiamato i propri sostenitori alla mobilitazione generale in vista delle elezioni di giugno.

Tra le nomine chiave del nuovo esecutivo, quelle del centrista François Bayrou alla Giustizia e dell'ex ministro socialista Jean-Yves Le Drian agli Esteri. Agli Interni il sindaco di Lione e deputato socialista, Gérard Collomb, mentre l'esponente della destra, Bruno le Maire, è stato nominato a capo del dicastero dell'Economia.

Il primo Consiglio dei ministri guidato da Philippe, alla presenza del Capo di Stato Emmanuel Macron, si svolgerà giovedì 18 maggio 2017 alle 11.