Ankara (askanews) - "Quello che è successo è un tradimento e una ribellione ma i responsabili pagheranno un caro prezzo, non lasceremo il nostro Paese agli occupanti. Non lasciate le piazze, io sono con voi".

Si è concluso con questo discorso di fronte a un'immensa folla di sostenitori da parte di Recep Tayyip Erdogan, il presidente turco, il tentato colpo di stato andato in scena in Turchiala notte tra il 15 e il 16 luglio 2016, 36 anni dopo l'ultimo episodio simile.

Un vero e proprio film di guerra e follia, iniziato con carrarmati per le strade di Ankara e bombardamenti aerei, con i caccia F-16 che sorvolavano a bassissima quota le principali città turche, con i militari ribelli che hanno fatto irruzione nella sede della Tv di stato Trt interrompendo le trasmissioni e con lo stesso Erdogan in fuga, in giro con il suo aereo nei cieli di tutta Europa, cercando di atterrare in Germania che, però, ha negato il permesso.

Ad Ankara l'esercito ha aperto il fuoco contro sedi della polizia e delle forze di sicurezza e avrebbe colpito anche il palazzo presidenziale. Il bilancio al momento è di una novantina di morti e oltre 1.200 feriti.

Una delle prime mosse dei golpisti è stata bloccare media e social network ma questo non ha fermato Erdogan che ha incitato i suoi sostenitori a reagire, parlando su facetime, l'applicazione dell'iPhone per le videochiamate.

Un appello che a quanto pare è servito perché nel giro di qualche ore c'è stata una svolta inattesa e le sorti si sono drasticamente ribaltate.

Il popolo di fedeli a Erdogan è sceso in piazza contro i golpisti e addirittura in alcuni casi, ha aiutato i poliziotti ad arrestare i militari. Alla fine sono almeno 1.563 i soldati arrestati in tutta la Turchia, tra cui molti ufficiali di alto rango.

Scampato il pericolo, Erdogan è tornato in Turchia e appena sceso dall'aereo a Istanbul non ha perso l'occasione per ribadire che lui "non lascerà mai il Paese e sarà sempre accanto al suo popolo".

Tiepido e, in verità, un po' tardivo il sostegno al governo turco da parte del mondo occidentale. Ricordiamo che la Turchia è un Paese membro della Nato.

Il presidente americano Barack Obama, solo dopo qualche ora ha fatto sapere che gli Stati Uniti "sostengono il governo democraticamente eletto". Simile la reazione della cancelliera tedesca, Angela Merkel: "L'ordine democratico nel Paese dev'essere rispettato", ha fatto sapere tramite la sua portavoce.

Intanto, dagli Stati Uniti, dove risiede, il predicatore Fethullah Gulen, nemico giurato di Erdogan, ha respinto ogni responsabilità e condannato a pié fermo il tentato golpe.

(Immagini Afp)