In Giappone vari autorevoli esperti fanno mostra di un relativo ottimismo sul problema della Corea del Nord, nel senso che non credono alte le possibilita' di guerra aperta. E' questa, ad esempio, l'opinione sia di Narushige Michishita, professore al National Graduate Institute for Policy Studies (GRIPS) - dove dirige il Security and International Studies Program – sia di Hajime Izumi, docente all'Institute for International Strategy della Tokyo international University. “Ogni guerra sarebbe devastante per loro e per noi”, afferma Michishita, che a domanda replica: “Per ora il Giappone resta sicuro, non c'e' motivo perche' i turisti Italiani, stranieri, non debbano continuare a venire”. Al pari di Hajime, peraltro, Michishita finisce per essere critico della posizione ufficiale del governo Abe. “Non ci sono buone opzioni, bisogna scegliere la meno peggio delle cattive opzioni – dice – L'ipotesi piu' realistica e' arrivare a negoziare su un congelamento della situazione attuale, affinche' non ci siano nuovi test nucleari ne' missilistici sia intercontinentali sia a medio raggio” Quanto all'efficacia o meno delle sanzioni, un avvertimento e' stato lanciato da Katsuhisa Furukawa, ex membro del DPRK Sanctions Committee's Panel of Experts del Consiglio di Sicurezza dell'ONU: da tecnico, dice che non ci si puo' attendere miracoli. “Le sanzioni sono stilate da tecnici, nei dettagli. Sono molto complesse. E in questa complessita', oltre che in vari modi, la Corea del Nord riesce a trovare varchi per aggirare le penalità'”. Inoltre “le autorita' doganali cinesi andrebbero supportate. Loro non comprendono bene le sanzioni, le limitazioni su import ed export: questo e‘ un problema”.
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