Wels (Austria), (askanews) - Quando il Partito della Libertà Austriaco (Fpoe), formazione nazionalista e di destra populista che fu fondato da Joerg Haider, salvo poi abbandonarlo nel 2005 a causa della virata estremista, ha lanciato la sua campagna per le elezioni in programma in Austria domenica 15 ottobre non c'è stato alcun dubbio sulla località da dove partire: Wels, la loro roccaforte.

L'ottava maggiore città austriaca è guidata dal partito anti-immigrazione da quando il loro candidato, Andreas Rabl mise fine a decenni di governo socialdemocratico (Spoe) nel 2015 e diventò sindaco, nell'anno che segnò l'apice della crisi dei migranti in Europa.

"Ho sempre ritenuto molto pericoloso paragonare la Fpoe con i nazisti. Noi non abbiamo ancora ucciso nessuno, non ci siamo separati dal governo con un'insurrezione popolare e non abbiamo dichiarato nessuna guerra".

"Ciò che sento in maniera forte quando i giornalisti stranieri vengono a parlare con me è questo grande scetticismo, come se non stessero parlando con un 'partito normale' democraticamente legittimato, ma con un partito radicale, estremista, senza chiedersi cosa significhi 'radicale o estremista'. Rifiutare la democrazia significa essere pronti all'uso della violenza e nessuno può accusarci di questo. Non siamo mai stati violenti o anti-democratici".

La Fpoe spera di replicare il successo locale a livello nazionale nel voto di domenica, con i sondaggi che danno il partito come seconda o terza forza politica del paese, con il sostegno di circa un elettore su quattro.

Il partito guidato da Heinz-Christian Strache, 48 anni, potrebbe così diventare partner di una coalizione governativa con il centro-destra Oevp di Sebastian Kurz. Un simile risultato consegnerebbe i socialdemocratici, attualmente guidati da Christian Kern, che hanno dominato la politica nazionale in Austria dal 1945, all'opposizione.