L'Aia (askanews) - La Corte permanente per l'arbitrato sulla Convenzione Onu della legge del mare dell'Aia ha deliberato dando torto alla Cina nella sua disputa con le Filippine relativa all'area strategica del Mar cinese meridionale su cui Pechino rivendica la sovranità rifacendosi a una mappa datata alla prima metà del '900.

La decisione in favore di Manila con ogni probabilità farà salire alle stelle la pressione già al calor bianco nell'area, dove Pechino ha di fatto militarizzato le isole. Secondo la Corte dell'Aia,

la Cina non ha alcun diritto per rivendicare la sovranità sulle isole del Mar cinese meridionale.

Il governo filippino ha naturalmente accolto con soddisfazione la sentenza invitando alla moderazione Pechino che, dal canto suo, non ha riconosciuto la decisione del tribunale internazionale.

"I nostri esperti stanno studiando la significativa decisione con la cura e l'attenzione che merita. Nel frattempo, invitiamo tutte le parti in causa a reagire come calma e moderazione", ha dichiarato il ministro degli Esteri filippino Perfecto Yasay.

Nella sentenza la Corte ha stabilito che la Cina ha violato i diritti sovrani delle Filippine nella sua zona economica esclusiva, interferendo con le attività di pesca e prospezione petrolifera, erigendo isole artificiali e non impedendo ai pescatori cinesi di operare nella zona.

Inoltre la Corte dell'Aia ha criticato le azioni della Cina e le sue rivendicazioni: "Anche se naviganti e pescatori cinesi, come quelli di altri Stati, hanno storicamente usato le isole del Mar

cinese meridionale, non c'è nessuna prova che la Cina abbia esercitato un controllo esclusivo delle acque o delle loro risorse", si legge nel dispositivo. Il tribunale ha quindi concluso che non esistono basi legali per la Cina di rivendicare diritti storici sulle risorse dell'area marina interessata.

(Immagini Afp)