Santiago del Cile, (askanews) - Quattordici preti coinvolti nello scandalo sugli abusi sessuali in Cile sono stati sospesi.

"Non sono più autorizzati a portare avanti i loro doveri. Questi sacerdoti hanno commesso atti che possono costituire crimini civili ma anche all'interno della chiesa", ha dichiarato in una nota la diocesi di Rancagua, nel centro del Cile.

In una conferenza stampa, il presidente della Conferenza episcopale cilena, monsignor Santiago Silva, ha spiegato: "La Chiesa non è un luogo dove si commettono crimini"

"Quando parliamo di vergogna, lo diciamo con sincerità, perché la chiesa non è stata fondata da Gesù per provocare dei danni, e danni di simile grandezza. Capisco che molti non danno credito al perdono che chiediamo e al dolore che provano, e sappiamo che non recupereremo la fiducia da un giorno all'altro".

Il 18 maggio, 34 vescovi cileni hanno rassegnato in blocco le loro dimissioni nelle mani del Papa che li aveva convocati a Roma per un vertice straordinario sullo scandalo della pedofilia del clero.

Secondo Elisa Fernandez, una parrocchiana che ha rivelato gli abusi in un reportage trasmesso la scorsa settimana su Canal 13, i sacerdoti sospesi farebbero parte di un gruppo chiamato "la famiglia", responsabile di abusi sessuali su giovani e minorenni. Il vescovado di Rancagua ha spiegato che, sebbene non ci siano "elementi sul fatto che le azioni dei preti sospesi costituiscano crimini da un punto di vista legale", è stata presentato una denuncia alla Procura della Repubblica per l'avvio di un'inchiesta. "A livello canonico, tutte le informazioni che abbiamo sono già state inviate alla Santa Sede", conclude la nota.