Barcellona (askanews) - Sempre incandescente la situazione in Catalogna. Duecentomila persone sono scese in piazza a Barcellona, capitale della Regione autonoma nella Spagna nord-orientale, per protestare contro l'arresto di Jordi Cuixart e Jordi Sanchez, leader delle due principali organizzazioni favorevoli all'indipendenza catalana.

I "due Jordi" - come li ha soprannominati la stampa locale - sono stati arrestati per ordine del magistrato che indaga sui fatti dello scorso 20 settembre, quando la Guardia civil effettuò alcune perquisizioni in edifici pubblici in cui sospettava fosse custodito il materiale per il referendum di indipendenza poi celebrato, in forma semiclandestina, il successivo primo ottobre.

Per entrambi l'accusa è di sedizione e il fermo è stato giustificato con il rischio di distruzione delle prove e recidiva, dal momento che gli imputati appartengono a "un gruppo organizzato che ha l'obbiettivo di raggiungere l'indipendenza della Catalogna al di fuori della legalità". Il governo spagnolo ha presentato gli arresti come un atto dovuto, mentre gli indipendentisti hanno parlato di prigionieri politici.

L'irrigidimento delle reciproche posizioni non fa che aumentare la tensione in una Catalogna che attende ora di vedere che cosa deciderà il governo regionale di fronte alla scadenza il 19 ottobre prossimo dell'ultimatum imposto da Madrid sulla dichiarazione di indipendenza, approvata e immediatamente sospesa la settimana scorsa dal presidente della Generalitat catalana, Carles Puigdemont.