Bruxelles, (askanews) - Da Bruxelles un aiuto al governo May. Le trattative per la Brexit non sono a un punto morto; lo assicura il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk al termine del vertice dei capi di Stato e di governo dell'Unione.

"La mia impressione è che quando si parla di punto morto si esageri; i progressi non sono sufficienti ma questo non vuol dire che non ci siano affatto".

I leader Ue in effetti hanno annunciato l'avvio del dibattito interno per l'approccio della fase due, quella sui colloqui per il commercio e la transizione, che dovrebbe scattare a dicembre; quindi Londra ha un intervallo di tregua. Su tre dossier restano ancora importanti differenze : i diritti futuri dei cittadini Ue e britannici, l'Irlanda e le sue frontiere, e la sistemazione finanziaria del divorzio.

Questo ultimo punto è spinosissimo. In conferenza stampa, Theresa May ha dichiarato che i negoziatori stanno calcolando riga per riga quanto la Gran Bretagna deve all'Unione: "Sono stata chiara fin dall'inizio come tutto il Regno Unito, il regolamento completo avverrà nel quadro dell'accordo finale che otterremo rispetto alla partnership futura, e penso che sia giusto, penso che possa giungere solo in quel contesto".

Cioé quanto? Fin qui Londra ha promesso 20 miliardi di euro mentre l'Unione europea ne chiede 60. Una cifra, quest'ultima, che ufficialmente Londra non accetta, ma dietro le quinte pare che May si sia mostrata più disponibile.

D'altra parte il quotidiano The Guardian oggi aveva aperto spiegando che May a Bruxelles ha supplicato di ottenere un accordo che le sia possibile difendere in patria. Ma è difficile pensare che l'Unione accetti compromessi finanziari.

L'opinione pubblica britannica sembra sempre spaccata a metà, fra chi pensa che la Brexit sarà un disastro economico, e chi vuole uscire al più presto ritenendo di non dovere nulla all'Unione. In ogni caso, pochi pensano che si possa tornare indietro.