Roma, (askanews) - Analizziamo il voto nel referendum britannico che ha deciso per l'uscita dall'Unione Europea con Paolo Acanfora, docente di storia ed Istituzioni dell'UE presso la IULM a Milano. Da una infografica del New York Times si vede che ha votato per il Remain tutta la Scozia, gran parte dell'Irlanda del Nord e poi Londra. Il resto del paese invece ha detto "andiamocene".

"Certamente il problema maggiore lo si vede con la Scozia e l'Irlanda del Nord. C'è sicuramente anche qualcosa di anti inglese in questo voto. Poi c'è il voto di Londra: come da paradigma classico elettorale, la città si dimostra più aperta mentre il resto del paese si affida più alla diffidenza, all'insularità nei confronti del contesto continentale europeo" osserva Acanfora.

In una infografica di ITV si vedono le parole più usate su Facebook da chi sostiene il Brexit e chi sosteneva il Remain: da un lato "immigrazione, controllo, sovranità, frontiere", dall'altro "economia, diritti, Europa". "Queste sono state le parole chiave della campagna elettorale" osserva Acanfora.

"Le parole chiave per il Leave sembrano richiamare un voto più conservatore, che va più a cogliere la pancia dell'elettorato". Ma la parola più forte per il Remain non sono "diritti" o "Europa" ma "economia"... "Questo è stato l'atteggiamento della Gran Bretagna da sempre. Da quando ha negoziato nel 1973 l'ingresso nella Comunità Europea il motivo fondamentale era naturalmente quello economico. L'atteggiamento che l'Uk ha sempre tenuto nei confronti dell'Ue è sempre stato cercare di frenare sul piano dell'integrazione e invece allargare gli aspetti relativi al mercato".

Pare poi che il 75% dei giovani sotto i 30 anni abbia votato per rimanere nell'UE... "Sarebbe una notizia estremamente positiva. Almeno su questo versante il processo di integrazione europea, che è mancato in tutte le tappe, ha funzionato almeno sotto l'aspetto degli scambi culturali. Sbaglia chi sottovaluta questo aspetto. E' un obbiettivo che era presente fin dagli anni Cinquanta ma quel processo che non è mai andato avanti lo paghiamo ancora oggi in termini di chiusura e riconquista dell'identità nazionale a discapito dell'identità europea. Ecco se il voto giovanile dovesse andare in questa direzione davvero, forse è l'unico segno positivo del voto di ieri".