Bagdad (askanews) - La polveriera mediorientale si è avvicinata di un altro passo a un'esplosione generalizzata che potrebbe dare fuoco a tutto il mondo. E l'Isis potrebbe diventare il nuovo Gavrilo Princip, il nazionalista bosniaco di origine serba, autore materiale dell'attentato di Sarajevo che scatenò la Prima guerra mondiale. E quindi la Seconda, la Guerra fredda e quella globale a cui stiamo assistendo oggi.

La presenza di un contingente militare turco nell'Iraq settentrionale, senza il benestare di Bagdad, rischia di far scoppiare un "conflitto regionale" dalle ripercussioni potenzialmente catastrofiche. L'avvertimento, sullo sfondo dell'imminente offensiva su Mosul, ultima roccaforte irachena dell'Isis, è stato lanciato dal primo ministro iracheno Haider Abadi dopo la convocazione da parte di Ankara e Bagdad dei reciproci ambasciatori per uno scambio di durissime e reciproche proteste.

La scintilla dell'escalation della crisi è stata la decisione del Parlamento di Ankara di estendere di un anno la presenza di militari turchi in Iraq e in Siria, allo scopo di "combattere il terrorismo". Decisione seguita il giorno dopo da dichiarazioni del presidente turco Recep Erdogan, considerate dal governo iracheno una "intollerabile ingerenza negli affari interni del paese".

Erdogan ha annunciato che l'esercito turco prenderà parte alla battaglia per la liberazione di Mosul aggiungendo che, dopo la liberazione, la città dovrà rimanere nelle mani degli abitanti turcomanni, arabi sunniti e curdi sunniti. Non è una novità che la Turchia intenda rivendicare un ruolo nella battaglia per Mosul, come vorrebbe avere voce in capitolo anche nello scontro finale per Raqqa, capitale del territorio controllato dall'Isis in Siria.

Ma l'affermazione di Erdogan ha scatenato l'ira del Parlamento di Bagdad che ha chiesto al governo iracheno una protesta ufficiale da presentare all'ambasciata turca che definisca come forze ostili d'occupazione i soldati turchi che aiutano i combattenti sunniti in Iraq pretendendo anche una radicale revisione delle relazioni finanziarie ed economiche con Ankara.

A dicembre 2015, 150 soldati turchi e una ventina di carri armati schierati a Bashiqa, nel governatorato di Ninive, senza il consenso delle autorità irachene, avevano alzato alle stelle la tensione tra Bagdad e Ankara. Per gli iracheni, in particolare per la maggioranza sciita, il sostegno fornito da Ankara alla minoranza arabo-sunnita e a quella di etnia turcomanna, ex sudditi iracheni dell'impero ottomano, si configura come un'occupazione strisciante e inaccettabile. Princip, l'Isis e, probabilmente, il diavolo, sogghignano tra le dune.

(Immagini Afp)