Londra (askanews) - Le autorità di sicurezza siriane impongono sistematiche torture su vasta scala nelle carceri che includono scariche elettriche, violenze sessuali e abusi psicologici di ogni tipo che si configurano come crimini contro l'umanità. Questa la denuncia di Amnesty International.

Quasi 18mila sono le persone che si ritiene siano morte in prigione in Siria dallo scoppio del conflitto nel marzo 2011, una media di oltre 300 decessi al mese.

"La tortura è così diffusa che crediamo si tratti di un attacco sistematico del governo contro la popolazione e che rientra nell'ambito dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra" spiega Claudia Scheufler, esperta della situazione siriana nei quadri di Amnesty International.

Il rapporto dell'organizzazione umanitaria si basa sulle interviste a 65 torturati e su tutto l'archivio pregresso che copre diversi decenni. Il che ha permesso di scoprire che i metodi non sono cambiati mentre il fenomeno è esploso su larga scala dall'inizio della guerra civile. Come testimonia Anas Hamado, sopravvissuto alla famigerata prigione di Saydnaya.

"Quando portano il cibo, in tutte le celle si comincia a tremare. Ne prendono due o tre e cominciano a picchiarli. Senti le urla e muori di terrore, comincia a tremare e non riesci più a smettere".

Un'esperienza confermata da un altro anonimo scampato a Saydnaya: "Quando venivamo picchiati davanti alle celle si vedeva un mare di sangue sul pavimento e c'era un fortissimo odore di sangue rancido".

(Immagini Afp)