Per la prima volta a Tokyo arriva la “Governatrice”. E per la prima volta, in cima al programma c'e' il taglio autoimposto allo stipendio del primo cittadino, anzi della prima cittadina. Yuriko Koike - che gia' era stata la prima donna a guidare il ministero della Difesa - ha vinto le elezioni per il governatorato della citta' da 13 milioni di residenti, con un distacco di oltre un milione di voti sul secondo classificato.
Una vittoria che ha risvolti simbolici per la promozione femminile: sia perché il Giappone e' ancora in posizioni di fondo nelle classifiche internazionali per presenza e ruolo delle donne in politica sia perché la sua elezione arriva a pochi giorni dalla nomina della prima candidata presidenziale degli Stati Uniti, Hillary Clinton (alla quale la stessa Koike in passato si e' paragonata).
In più, ci sono curiose coincidenze tra Tokyo e Roma, che ha anticipato il trend della citta' nipponica. In entrambi i casi, il precedente sindaco si e' dovuto dimettere per una questione di note spese allegre che avevano indotto il partito a togliergli l'appoggio. Inoltre Koike si e' presentata con venature anti-establishment, sfidando il partito liberaldemocratico del premier Shinzo Abe, che ha scelto di schierargli contro un suo burocrate, l'ex ministro egli Interni Hiroya Masuda. L'affluenza alle urne e' stata del 59,73% dei circa 11,27 milioni di aventi diritto, contro il 46,1% delle elezioni del febbraio 2014. Koke ha ottenuto 2,91 milioni i voti, contro 1,79 milioni per Masuda e 1,35 milioni per Shuntaro Torigoe, il candidato unico del centro-sinistra.
“Amministrero' Tokyo attraverso politiche che non sono mai state attuate”, ha detto la 64enne Koike a un gruppo di entusiasti sostenitori dopo le prime indicazioni sulla vittoria. Tra i suoi obiettivi, c'e' quello di far tornare Tokyo la capitale finanziaria dell'Asia, accelerando sulla strategia di creazione di “zone economiche speciali” all'interno del perimetro urbano. Sara' lei a pilotare la citta' verso le Olimpiadi del 2020. Sul versante internazionale Koike sarà avvantaggiata dal fatto che parla inglese e arabo (studiato al Cairo). Come figura pubblica, ha iniziato presto come anchorwoman in televisione: sa bene come tenere la scena. La caparbietà non le manca certo: ha cambiato partiti e, anche se ha a lungo rappresentato del partito liberaldemocratico, ha fatto non di rado di testa sua. Per il premier Abe, l'affermazione di Koike non e' necessariamente negativa. il Governo si e' lavato le mani della sua ribellione: toccherà alla struttura di Tokyo decidere se infliggerle o meno una sanzione per insubordinazione (e se crearle problemi nell'assemblea metropolitana, dove ha la maggioranza con l'alleato Komeito). Dal punto di vista dell'immagine complessiva, la prima donna-governatrice di Tokyo fa gioco al premier: l'Abenomics intende promuovere un maggior ruolo delle donne nel mondo del lavoro. Per molti, in questo senso non fa abbastanza. Ora Abe potrà dire che negli anni del suo governo le donne conquistano posizioni: il 21 agosto sarà Koike, a Rio, a rappresentare il Paese e accogliere la bandiera olimpica.