Molenbeek (askanews) - Partendo dal centro di Bruxelles si arriva a Molenbeek in pochi minuti, eppure la sensazione è quella di entrare in un altro mondo. Qui sono nati, cresciuti o sono passati in cerca di protezione, i terroristi coinvolti in molti degli attacchi che hano sconvolto l'Europa negli ultimi anni. A gestire la complessità di un luogo come questo c'è anche un'italiana, Annalisa Gadaleta. Insegnante, in Belgio da oltre 20 anni, è assessora ai servizi sociali, all'ambiente e all'energia nel Comune di Molenbeek.

"Molenbeek è un quartiere molto complesso, è un Comune innanzitutto di quasi centomila abitanti, secondo Comune più povero di tutto il Belgio e anche più giovane di tutto il Belgio, ci sono dei quartieri in cui abbiamo tassi di disoccupazione giovanile al 50 anche al 60%, è una situazione sociale molto complessa; ed è anche un quartiere con una grossa comunità di origine magrebina che si è installata nel corso degli anni, così come anche gli italiani si sono installati qui", ha dichiarato ad askanews.

Una periferia diversa, a pochi passi dal cuore economico e turistico di Bruxelles, che si è ritrovata dopo gli attentati di Parigi descritta in tutto il mondo come "covo di terroristi".

"E' stato un colpo un po' per tutti evidentemente, nessuno è ingenuo da dire che tutto va bene, che i problemi non ci sono, i problemi ci sono, ci sono i terroristi che abitavano qui, che sono cresciuti qui, andati a scuola qui, e questo interroga tutti, compresa la comunità musulmana che ha bisogno di capire come è possibile che certi giovani facciano certi percorsi. Ancora prima c'era stata la questione dei giovani partiti in Siria, quindi è chiaro che c'è tutto un processo di rimessa in discussione anche da parte del tessuto associativo, per capire cosa dobbiamo fare meglio o diversamente rispetto a quello che si è fatto fino ad ora"

E quello che è stato fatto finora è un difficile lavoro per rompere l'isolamento della comunità musulmana e aumentare le condizioni che favoriscono l'integrazione.

"Una condizione per esempio è ritrovarsi nelle scuole in ambiti che siano abbastanza misti - ha spiegato - la realtà che abbiamo a Molenbeek è che molte classi sono molto omogenee dal punto di vista culturale e sociale. Quando comincia l'integrazione? Quando ti puoi confrontare con l'altro, quando il tuo modo di vivere, i tuoi valori li puoi confrontare; se i bambini per esempio o gli adulti vivono confinati in alcune parti del Comune lo scambio è estremamente difficile".

Momenti di incontro, appuntamenti culturali, un grosso lavoro con le moschee: a Molenbeek da anni si cerca di portare avanti un progetto di rinnovamento sociale, urbanistico e territoriale fra mille difficoltà, perché questo quartiere non resti solo il lato oscuro di Bruxelles.

"La povertà c'è e non va via attirando progetti culturali, però sono importanti per attirare un pubblico diverso a Molenbeek e dare alle persone una buona ragione di venire qui e far vedere le cose belle, positive e interessanti che succedono", ha concluso.