Roma, (askanews) - L'attrice sudcoreana picchiata sul set dal regista Kim Ki-duk respinge gli argomenti di difesa adottati dall'autore di "Pietà" nel corso dell'ultima Berlinale, dicendosi "sbalordita" e definendo la presenza del celebre regista sudcoreano a Berlino "moralmente problematica".

La donna, che chiede di rimanere anonima, ha denunciato il pluripremiato cineasta per averla schiaffeggiata e poi obbligata a scene di nudo e sesso non previste dalla sceneggiatura durante le riprese del film del 2013 "Moebius".

"Non ricorda nemmeno di avermi picchiata. Dice anche di non essere violento. Qualcuno che dice di non essere violento colpirebbe una donna al viso in questo modo e nemmeno se lo ricorderebbe?".

Il regista ha ricevuto una multa di circa 4.000 euro (5 milioni di won sudcoreani) per avere aggredito fisicamente l'attrice, mentre le accuse di abusi sessuali sono state respinte dai giudici per mancanza di prove. L'attrice ha già annunciato di voler fare ricorso contro la decisione dei giudici.

"La società sudcoreana non ascolta le voci delle vittime di aggressioni sessuali. Non sono oggetto di empatia. Gli aggressori sono ovunque".

"La questione delle violenze sessuali riguarda il potere. Non si tratta di uomini contro donne. E' una questione di potere. La gente ascolta le vittime che hanno del potere e le sostengono. Le ascoltano quando delle persone note in tutto il mondo sono le vittime e parlano. Io non ho potere e rischio tutto osando parlare. Non ho nulla per proteggermi. Né la gloria, né i soldi, ma ciò non significa che bisogna ignorare la mia voce".

Sabato 17 febbraio alla Berlinale Kim ha affermato di non ricordare chiaramente cosa è accaduto e di non essere d'accordo con la sentenza, anche se la accetta per senso di responsabilità. Ha inoltre ammesso di avere schiaffeggiato più volte l'attrice sul set come "lezione di recitazione", ma ha detto che la sua firma di cinema ultraviolento non riflette la sua personalità, dicendosi un "buon essere umano".