Milano, (askanews) - Reduce dalla tournée americana, che l ha visto esibirsi in oltre 30 città, giunge a Milano il virtuoso e rivoluzionario organista americano Cameron Carpenter per inaugurare l organo che completa il percorso di restauro e conversione in sala da concerti della chiesa di San Carlo al Lazzaretto: lo speciale concerto, in programma il 17 maggio (alle 19.30), non solo illuminerà un luogo simbolo della storia di Milano, ma consentirà anche di sostenere la ricerca scientifica della Fondazione Humanitas per la Ricerca, a cui verrà devoluto il ricavato della serata.

L'idea di offrire al "San Carlino", simbolo di uno dei periodi storici più famosi di Milano, uno strumento speciale che lo potesse valorizzare è nata dalla volontà e dall intervento di Andreina Bassetti Rocca e della Fondazione Rocca, che hanno curato anche l intero restauro della Chiesa riportandola allo splendore originario.

Carpenter, che si è formato presso la prestigiosa Juilliard di New York, a Milano si esibirà sullo straordinario organo con 1800 canne, progettato da Martino Lurani Cernuschi, con impostazione romantico-sinfonica con elementi barocchi legati alla tradizione dell'organo da teatro. In occasione di questo evento così speciale Carpenter presenterà un repertorio prevalentemente bachiano, suo cavallo di battaglia, con incursioni novecentesche a completamento della serata.

Cameron Carpenter è stato il primo organista a rivoluzionare la natura stessa dello strumento grazie alla progettazione e realizzazione di ITO, International Touring Organ, il primo organo monumentale trasportabile e dal 2006 ha iniziato la sua carriera internazionale come solista debuttando in alcune tra le sale più importanti del mondo tra cui Royal Albert Hall, Leipzig Gewandhaus, Melbourne Town Hall, Tschaikowsky Hall a Mosca, Davies Hall a San Francisco. Le sue prime incisioni con la casa discografica Telarc gli sono valse la nomina ai Grammy e nel 2011 la Cologne Philharmonie gli ha commissionato il suo primo lavoro per organo e orchestra, The Scandal, Op. 3.