Roma (askanews) - Martin Scorsese lo ha definito "bello e commovente": "A Ciambra" di Jonas Carpignano, nei cinema dal 31 agosto, è ambientato nel quartiere di Gioia Tauro dove vivono da circa trent'anni molte famiglie rom. Carpignano è entrato in contatto con una di loro, gli Amato, e li ha convinti a diventare protagonisti e interpreti del suo film. Al centro del racconto il giovane Pio e il suo percorso per diventare un uomo in grado di provvedere alla propria famiglia, attraverso furti e piccoli ricatti, districandosi tra la comunità africana e gli 'ndranghetisti, veri boss della zona. "A Ciambra" sembra un documentario ma è un film di finzione, che trascina in un mondo con proprie regole, dove l'illegalità non esclude la solidarietà. Un mondo che il regista non giudica ma mostra con rispetto.

"Quando sono lì sono proprio slegati, fanno quello che vogliono, lì senti la vera energia del posto e della gente. Io la prima volta che li ho conosciuti era sul loro territorio, sono riuscito a vedere effettivamente come sono e questo è che mi ha colpito, quest'energia, questi bambini: un'energia unica, secondo me".

Scorsese si è entusiasmato quando ha letto la sceneggiatura ed è diventato produttore esecutivo del film. Carpignano, italoamericano che ha deciso di vivere a Gioia Tauro, ha iniziato a lavorarci nel 2013, ha girato nel quartiere degli Amato per 90 giorni, e grazie a loro ha vinto il premio per Miglior Film Europeo alla Quinzaine del festival di Cannes. Ora il film è stato selezionato per partecipare agli European Film Awards, e potrebbe essere scelto per rappresentare l'Italia agli Oscar, dove avrebbe sicuramente il sostegno di Scorsese.

"Lui è uno che capisce tanto di cinema, quindi lui mi ha aiutato soprattutto a trovare l'equilibrio tra le cose più crude, documentaristiche, e la storia. Per lui era molto importante dare molto molto spazio alla vita, di mettere il pubblico nei loro panni. Lui mi ha sempre aiutato ad allargare le scene e i momenti in cui il pubblico si sente e vive con loro".