Roma, 24 mar. (askanews) - L'ateneo più grande d'Italia apre un canale di osmosi con il mondo produttivo: è stato infatti battezzato oggi "La Sapienza delle Imprese", un incontro, che avrà cadenza annuale, per fare il punto sulle sinergie e sulle buone prassi tra mondo accademico e mercato del lavoro.Il professor Fabrizio D'Ascenzo, direttore del Centro di ricerca ImpreSapiens e delegato del Rettore per i rapporti con le imprese e il lavoro, ha spiegato l'obiettivo dell'iniziativa: "Il senso della giornata è quello di dare un nuovo segnale da parte della Sapienza di apertura nei confronti delle aziende. Noi siamo convinti che i nostri studenti abbiano bisogno di opportunità. Le opportunità vengono dalla collaborazione e quindi questa giornata vuole segnare un punto d'inizio di una nuova strategia di collaborazione nei confronti delle aziende, con cui abbiamo intenzione di aprire dei tavoli di dibattito, fare eventi congiunti, fare attività di formazione e ricerca insieme, creare nuove idee che possano essere utili oper i nostri ragazzi, quindi per dare loro un'opportunità concreta per l'accesso al mondo del lavoro".Ma l'Università italiana ha bisogno di nuovi interventi per sintonizzarsi meglio con il mondo del lavoro? Lo abbiamo chiesto al rettore della Sapienza, Eugenio Gaudio: "Mah, io direi assolutamente si', come noto il sistema italiano è un sistema prevalentemente pubblico. Dobbiamo migliorare l'afflusso sia di fondi privati sia di rapporti con le imprese private. La nostra è un'università che è basata sulla trasmissione di conoscenze e su questo l'università italiana è ancora molto buona; i nostri laureati sono molto apprezzati all'estero ma dobbiamo migliorare la conoscenza del mondo del lavoro e l'applicazione di quello che imparano al mondo del lavoro, per questo dobbiamo avere un più stretto rapporto con le imprese, sia per la formazione continua dei quadri delle imprese, sia per la possibilità dei nostri studenti di andare, già durante il corso di studio, nelle imprese a vedere come si applica quello che imparano all'università, quindi stage, tesi sperimentali, progetti di ricerca comuni, investimenti in ricerca applicata, che dobbiamo aumentare".