Roma, (askanews) - Un libro scritto in modo chiaro e divulgativo per avvicinare le piccole e medie imprese italiane, asse portante del sistema produttivo del paese, a private equity e private debt, forme di finanziamento complesse ma che offrono grandi potenzialità di crescita, soprattutto in un contesto in cui l'accesso al credito è molto più difficile che in passato. E' Private Equity e Private Debt per le Pmi italiane, scritto da Roberto Ippolito e Alessandro Germani per i tipi del Sole24Ore. Ne abbiamo parlato in studio con gli autori, che ci hanno spiegato le linee di fondo del loro lavoro.

"Il private equity è l'investimento nel capitale di rischio di aziende non quotate da parte di investitori istituzionali, il private debt è il finanziamento di aziende non quotate sempre da parte di investitori istituzionali", spiega Roberto Ippolito, Managing Partner di RiverRock Italian Hybrid Capital Fund, un fondo che investe nelle Pmi attraverso una combinazione di credito ed equity. "La differenza fra private equity e borsa è triplice: la quota che si cede in borsa è una minoranza, quella che si cede al private equity è generalmente una maggioranza; i vincoli che la borsa impone sono minori rispetto al private equity; infine l'orizzonte temporale del fondo di private equity è generalmente di 3-5 anni, quello della borsa è potenzialmente illimitato. Il private debt è un'alternativa impropria rispetto al finanziamento bancario in quanto ha spesso una durata un po' più lunga, finanzia progetti di sviluppo basati sul business plan, tendenzialmente più complessi e più rischiosi".

Ma perché un piccolo o medio imprenditore italiano perché dovrebbe avvicinarsi a queste fonti di finanziamento rispetto a quelle tradizionalmente più frequenti in Italia. Ci sono rischi o vantaggi particolari?

"Ovviamente dal 2008 in avanti diverse forme di capitale, ad esempio quello bancario si sono un po' rarefatte per le Pmi - aggiunge sempre Ippolito - quindi a volte è l'assenza di un'alternativa che li porta a orientarsi verso private debt e private equity. In realtà, una volta che questa fase verrà meno il contributo che i fondi di equity e debt danno rispetto alla banca e alla borsa sono sostanzialmente un supporto manageriale e a decisioni strategiche, una presenza in azienda che dà stimolo per migliorare l'efficienza delle imprese e soprattutto fornisce una maggior capitalizzazione che dà alle aziende la possibilità di tornare al capitale bancario".

Dal punto di vista civilistico e fiscale, che specificità hanno questi strumenti? "Il private equity, nella sua formula classica del Leveraged Buy Out dà all'impresa delle risorse a titolo di equity e di debito, in una nuova impresa per acquisire un'impresa target", spiega Alessandro Germani, Partner Fondatore dello studio GDC Corporate & Tax a Milano, che si occupa della fiscalità di gruppi nazionali e internazionali. "Poi le due entità si fondono in modo che il debito contratto per l'acquisizione potrà essere ripagato dagli stessi flussi di cassa dell'impresa target. Dal punto di vista fiscale bisogna tenere presente che l'equity è di per sé indeducibile fiscalmente, a differenza del debito che invece è deducibile anche se entro certi limiti che servono a evitare un eccessivo indebitamento delle imprese. Quanto al private debt, si tratta di una vera e propria fonte di finanziamento, alternativa a quello bancario e che generalmente la possiamo vedere nei minibon o nelle obbligazioni subordinate e partecipative. Come debito, anche qui gli interessi passivi sono deducibili ma sempre con dei limiti per evitare eccessivo indebitamento".

Dal punto di vista fiscale si tratta di strumenti che hanno una sostanziale neutralità rispetto ad altri, cioè senza particolari vantaggi o svantaggi?

"Sì, possiamo parlare proprio di una neutralità che in realtà si è guadagnata attraverso interventi che il legislatore ha fatto dal 2012 al 2014 introducendo questi strumenti e prevedendo che la deducibilità degli interessi passivi per le società fosse equiparata alle società che ricevono credito bancario, quindi deducibilità che funziona con le regole dell'articolo 96 del Tuir (Testo unico imposte sui redditi) ancorato al cosiddetto reddito operativo lordo".

Per questi strumenti, ha sottolineato Germani, è preferibile una consulenza specifica, perché "si tratta di operazioni che spesso presuppongono della finanza straordinaria perché preludono a delle acquisizioni, e quindi ci vogliono competenze dal punto di vista contrattuale e fiscale abbastanza specifiche".

"Bisogna sempre tenere presente - ha concluso Ippolito - che si tratta di operazioni di durata di 5-7 anni, è un 'matrimonio' lungo e quindi è meglio impostarlo bene dall'inizio".