Roma, (askanews) - A Montefalco esplode la "Sagrantinomania".

Figlio d'Umbria e coltivato tra le colline che dominano la pianura dei fiumi Topino e Clitunno, questo vitigno arrivato qui probabilmente con i pellegrinaggi nell'800, appassiona enoturisti e wine-lovers: ai tanti visitatori stranieri che vi arrivano apre le porte di un piccolo tesoro incastonato in cima a un territorio circondato da vigneti e uliveti: mostra nel suo scrigno i suoi più bei gioielli, la chiesa di Sant'Agostino costruita tra il 1279 e il 1285, dove si trovano importanti testimonianze della originaria decorazione pittorica trecentesca, e il Palazzo Comunale di duecentesca memoria. Qui, siamo in provincia di Perugia, appena sopra Foligno, è facile perdersi tra i vicoli, e sostare tra i tanti piccoli negozi di artigianato locale, e le botteghe d'arte.

Terra del Sagrantino di Montefalco e Montefalco Rosso, questo piccolo gioiello di architettura medievale, nel 1568 ha avuto l'appellativo di "Ringhiera dell'Umbria". Dal belvedere di Montefalco nelle giornate più limpide, è possibile ammirare un panorama a 360 gradi che spazia dall'intera vallata tra Perugia e Spoleto.

Che dire poi, delle tante visite in Cantina che si possono fare in un territorio ospitale e ricco, per assaggiare quel nettare di Bacco che spesso qui ha anche una produzione "biologica", e perdersi tra gli uliveti che custodiscono un sapore antico e offrono quasi come un dono quell'olio di oliva extravergine, infinitamente genuino, leggero, quasi trasparente.