Roma (TMNews) - Il gioco sicuro è nel dna di Sisal, marchio storico del gioco. Con diverse iniziative il Gruppo contrasta la ludopatia. Come ci spiega il presidente di Sisal, Augusto Fantozzi, in occasione della presentazione del Bilancio Sociale 2012."Sisal è il marchio storico del gioco. Vado a giocare alla Sisal si diceva una volta, quindi Sisal è una società storica nel gioco e fortunatamente, quando è nata Sisal, non si poneva il tema né del gioco buono né del gioco cattivo, né della criminalità organizzata, era un gioco per giocare, per divertirsi, per sognare. Il gioco, per Sisal, rappresenta la tradizione, il core business, l'attività di servizio ai clienti ma anche al Paese. Il gioco è il cuore, anche se oggi è un cuore diviso perché Sisal è anche un'azienda di servizi, istituto di pagamento, la rete serve per fare tante altre cose: ricaricare i telefonini, pagare l'Enel, la Telecom e quant'altro. Per lo Stato significa 9 miliardi di euro che è il gettito dei giochi complessivo naturalmente, e non di Sisal soltanto, per Sisal mi pare che sia 1,7-1,8 miliardi, cioè un gettito importante che lo Stato ricava dal gioco. Io credo che il gioco per lo Stato sia importante, per la grande quantità dei giocatori che giocano per divertirsi sia importante. Non nascondo il problema della ludopatia e della delicatezza del gioco patologico per il quale Sisal è molto attenta e se ne occupa molto nel senso di limitare, di combattere il gioco dei minori e quant'altro che deve essere seguito e per cui devono essere trovati e prodotti fondi per curarlo come una malattia".Quali sono le iniziative di Sisal per combattere la ludopatia? "Noi abbiamo sicuramente delle iniziative concrete, delle regole, abbiamo uno sportello, un telefono di sostegno, di attenzione che risolva e che ascolti coloro che hanno questi problemi e soprattutto siamo disponibili anche a sostenere economicamente la lotta alla ludopatia. Naturalmente è un problema generale, come tutte le malattie, a cui deve provvedere lo Stato, noi facciamo sicuramente e ampiamente la nostra parte, lo Stato deve fare la sua".