Roma, (TMNews) - Essere imprenditore in Italia forse richiede "un pizzico più di coraggio" che in altri paesi, ma gli imprenditori nostrani hanno un'arma formidabile nelle risorse umane straordinarie del paese, e nel marchio Made in Italy, apprezzato all'estero più di quanto il nostro paese capisca: lo dice Riccardo Illy, proprietario con i familiari della Illy Caffé con i suoi addentellati nel settore alimentare (il cioccolato Domori, il té Damman Freres, il Brunello della Matrojanni, e le partecipazioni in Agrimontana e in Grom). La stessa Illy fattura ormai più del 60% all'estero anche nel Sudest asiatico, Cina inclusa, e in America del sud. Secondo l'ex sindaco di Trieste, il neopremier Matteo Renzi ha in effetti un importante strumento nella sua esperienza da sindaco di Firenze in termini di comprensione delle esigenze degli imprenditori locali e di vicinanza ai cittadini; molte delle misure contenuto nel JobsAct possono migliorare l'occupazione a parziale modifica della riforma Forneroe potranno aiutare la ripresa dell'occupazione. Tuttavia più che intervenire sull'Irap, secondo Illy, sarebbe opportuno intervenire sull'Ires, l'imposta sulle imprese, riducendola ma "solo de gli utili rimangono nell'impresa". Illy, indipendente vicino al partito democratico, commenta poi l'affermazione del ministro Franceschini secondo cui il dicastero della Cultura è in effetti un altro ministero dell'economia: per far apprezzare le meraviglie dell'Italia ai turisti e agli stessi cittadini, dice, bisognerebbe prima di tutto far pagare l'ingresso ai monumenti (come si fa comunemente all'estero) e reinvestire il denaro ottenuto nella manutenzione, un modo anche per significare a italiani e stranieri la straordinarietà del nostro patrimonio culturale.