Milano, (askanews) - Come categoria professionale, non è molto conosciuta. Ma costitusce un tassello chiave dell'industria 4.0, uno degli elementi cruciali per vincere la sfida della competitività delle imprese che si gioca su scala planetaria. E' il mondo dei buyer, i responsabili degli acquisti delle aziende e dei professionisti del supply management, la catena di fornitura delle imprese che sempre di più esternalizzano le proprie funzioni e acquisti. I buyer gestiscono fino al 75% per cento dei costi aziendali e regolano, nella maniera più efficiente possibile, la supply chain di medie e grandi aziende. Un mondo rappresentato in Italia dall'Adaci. L'associazione italiana acquisti e supply management compie quest'anno 50 anni di vita e rappresenta un migliaio di soci, di cui quattrocento chiamati a Brescia per due giorni di incontri, seminari e occasioni di networking, un appuntamento per la formazione degli addetti ai lavori nell'era degli ecosistemi digitali basati su piattaforme evolute.

Capita ancora, però, che l'importanza del direttore degli acquisti sia sottovalutata. Ne spiega le ragioni il presidente di Adaci, Fabrizio Santini:

"Spesso le aziende non cercano buyer perché non si rendono conto dell'importanza del buyer e del fatto che è necessario - ci ha detto - Perché pensano di farlo fare all'ufficio tecnico, senza rendersi conto che ha un altro obiettivo, che è quello di far funzionare il prodotto. Gli acquisti hanno l'obiettivo di far funzionare il prodotto ma al minor costo possibile. Noi siamo partiti con un progetto dedicato ai giovani in cui andiamo dentro l'università parlando della nostra professione raccontando nelle facoltà vicine a noi, ingegneria ed economia, la professione degli acquisti, e dare loro possibilità di incontrare le aziende, i cacciatori di teste, li appoggiamo sui curriculum, inserirli negli stage e affiancarli nel primo anno d'ingresso nella professione". "I nostri associati - ha aggiunto - gestiscono 65 miliardi di euro, che non sono pochi. Sommando i nostri fatturati siamo a quella cifra lì. Quindi siamo importanti da questo punto di vista".

Le aziende, grazie alle nuove tecnologia, si trovano di fronte a un vero e proprio cambio di paradigma. Che va capito, e adottato, il prima possibile. Ne parla Giovanni Atti, past president di Adaci. "L'applicazione delle tecnologie abilitanti consente di ridurre tutti i tempi di processo, sia produttivi sia gestionali, riduce i tempi e quindi i costi, ma aumenta la qualità e dà una maggior certezza dell'affidabilità del dato - ha spiegato Atti - Quindi mi auguro che il nostro sistema industriale la applichi perché siamo oggi al 28esimo posto in termini di competitività dell'industria manifatturiera e dobbiamo crescere. E non possiamo non fare nulla perché tutti i Paesi avanzati stanno applicando le tecnologia abilitanti".

Federica Dalla Noce, segretario generale di Adaci, spiega come l'associazione si è messa al servizio dei buyer. "Abbiamo lanciato oltre dodici progetti nazionali. Gli ultimi due sono la Adaci Smart, una collaborazione con 23 professori universitari sui temi della supply chain. Il secondo progetto è una supply chain lounge, un ambiente riservato ai supply chain manager, ai direttori logistici e ai direttori di funzione. E' con l'innovazione che possiamo mantenere il vantaggio competitivo delle nostre aziende, possiamo creare valore. Quindi passare da una cultura di costo a una cultura di ricavo e profitto. E questo credo che sia un fattore abilitante per la crescita delle nostre imprese e del tessuto imprenditoriale italiano".

E il futuro? Lo tratteggia Paolo Marnoni, vice presidente nazionale di Adaci. "Il futuro sarà caratterizzato da alcuni fattori come la velocità, il cliente al centro, la grande disponibilità di dati e la digitalizzazione - ha osservato - Le nuove tecnologie sono l'elemento che può dare risposta a queste esigenze e di costruire pertanto ecosistemi di acquisto e di supply chain che siano veloci flessibili ed agili, capaci di adattarsi ai cambiamenti e di dare risposte veloci".