Ferrara (askanews) - "In Italia produciamo 700 mila tonnellate di pere, siamo il primo produttore europeo e mondiale. Siamo interessatissimi a sviluppare il flusso delle nostre pere che si producono per lo più in Emilia-Romagna tra le tre province di Ferrara, Bologna e Modena. Le vogliamo esportare sempre di più verso nuovi mercati esteri perché lì ci stanno possibilità di sviluppo importantissime". Al Festival Internazionale di Ferrara il presidente di Centro Servizi Ortofrutticoli, Paolo Bruni, ha fatto il punto sull'andamento del mercato agroalimentare, e in particolare della produzione e della vendita della pera che ha ripreso a crescere negli ultimi due anni.

"Abbiamo ritenuto che la pera regina abate ci stesse benissimo tra i sostenitori di questa grande iniziativa culturale i cui temi sono spesso combacianti con quelli del disciplinare di produzione della pera igp dell'Emilia-Romagna - ha spiegato Bruni - che significa rispetto dell'ambiente, sostenibilità, rispetto delle norme dei diritti umani per le lavorazioni, l'impatto occupazionale che la pera determina".

Diversi i settori coinvolti nella produzione e commercializzazione della pera igp. Recentemente un team di ricercatori e cuochi di dell'Istituto Vergani Navarra di Ferrara, ha ideato nuove ricette e nuove modalità di utilizzo della frutta, in particolare in enologia. "Questo vino, che è stato pubblicizzato - ha ricordato il dirigente scolastico Roberta Monti - ha fatto sì che la nostra scuola sia la prima in Emilia-Romagna che ha messo il sesto anno di enologia, frequentato dai ragazzi che hanno già ottenuto il diploma e riescono immediatamente a inserirsi nel mondo del lavoro perché è molto richiesto in questi anni. Abbiamo incrementato le iscrizioni perché vengono da tutta l'Emilia-Romagna". Complessivamente "nel mio istituto ci sono quasi duemila studenti, un istituto che comprende l'agrario, l'alberghiero, ha cinque sedi, due aziende agrarie, due cantine e tantissime cose".

La pera made in Italy è conosciuta in tutto il mondo, in particolare in Nord Africa e nei paesi del Far East. Serve, però, una strategia per superare i confini dei paesi emergenti. "Alle istituzioni chiediamo soprattutto che ci diano una mano e ci diano gli strumenti per affrontare i mercati in sviluppo, come la Cina - ha aggiunto Alberto Garbuglia, consigliere delegato di Origine group -. Oggi la Cina può importare dall'Italia solo il kiwi. Se riuscissimo ad avere l'accordo bilaterale per le pere potremmo pensare a un futuro di crescita importante. Il kiwi è passato da zero a mille container all'anno in quattro anni. Mille container sono piccola cosa rispetto la produzione complessiva ma a volte togliere il 10% in più di eccesso di produzione dal mercato nazionale permette un equilibrio tra domanda e offerta e di ottenere un prezzo adeguato per remunerare il produttore".