Milano (askanews) -Tante, troppe informazioni, ma frammentate e superficiali; più di quattro ore al giorno passate sul web; social media - ovvero i passa parola - considerati come fonte primaria di informazione. E' la dieta mediatica della futura classe dirigente italiana, i giovani universitari ventiduenni, come emerge dalla lettura della ricerca "L èlite dei giovani (dis)informati" voluta da Pubblicità Progresso e realizzata da Assirm.

La ricerca - consultabile al sito www.pubblicitaprogresso.org/ e presentata nel corso di un incontro a Milano - entra nel dettaglio di quale sia il media più consumato dai ragazzi (la Tv, ma per meno della metà del campione), di quale sia il contenuto più richiesto (Film per il 75,5% e casi, e serie tv per il 69, 2), e di quante ore al giorno si passa sul web (oltre 4 per il 40% dei giovani e oltre 6 per un altro 15%). Ma è la lettura di insieme dei moltissimi dati di dettaglio ad offrire un quadro allarmante sulla percezione e sulla consapevolezza della realtà da parte dei giovani unversitari. In estrema sintesi: si consuma più informazione, ma non si conosce davvero alcunché.

"Emerge che i giovani universitari vivono di frammenti raccolgono frammenti, ma non approfondiscono più nulla - dice Alberto Contri, presidente di Pubblcità Progresso - Quindi la vera domanda di carattere più politico è: ma come faranno a votare questi ragazzi. Come si formeranno un coscienza critica e politica. Con la ricerca segnaliamo un problema sociale che andrà risolto dalla famiglia, dalla scuola dall'università e dalla classe politica nel suo complesso".

Nando Pagnoncelli, presidente Ipsos Italia, ha illustrato la ricerca inquadrandola anche con le evidenze di altre analisi: ha portato così in evidenza un paradosso tipico dei giovani della società digitale. "Da un lato assistiamo ad una crescita del livello dell'informazione superficiale, informazione in tempo reale, informazione di primo livello - dice Pagnoncelli - E dall'altro paradossalmente abbiamo cittadini che sono sempre meno consapevoli e sempre meno dotati di senso critico. E questo riguarda anche i giovani, stupisce di più, proprio perché con questa rilevazione abbiamo a che fare con i giovani universitari".

A monte di questo paradosso c'è appunto la fruizione sincopata dei diversi media, con attenzione sempre maggiore all'informazione continua, ma sostanzialmente ridotta ad un titolo, senza alcuna considerazione approfondita. "E' come se vivessimo circondati da tweet; e come se il giovane, un po' più dell'adulto, facesse zapping continuamente nei diversi ambiti nei quali è inserito - spiega il presidente di Ipsos Italia - E tutto questo determina per esempio la prevalenza delle percezioni sulla realtà. Cioè una informazione di primo livello determina una ricostruzione molto soggettiva di quella realtà. I social da questo punto di vista non aiutano. Perché teoricamente sono sì uno spazio di confronto, ma nei social prevale l'omofilia. Ovvero vengono espulse le persone che la pensano diversamente e allora si consolidano credenze opinioni e pregiudizi basati su un livello superficiale di informazione e talora sono molo distanti rispetto alle dimensioni reali dei fenomeni" .

Insomma: una cattiva dieta mediatica, non fa crescere la consapevolezza della realtà, e porta, qundi, ad una cattiva coscienza sociale.

luca.ferraiuolo@askanews.it