Roma, (askanews) - Dallo scorso anno l'Italia ha messo in campo "riforme ambiziose" ma c'è ancora molto da fare a livello pratico. In parole povere siamo in ritardo. A dirlo è l'Ocse, nel rapporto "Obiettivo crescita" del 2015, in cui si riconosce al governo di aver compiuto i primi passi su lavoro, welfare, fisco e giustizia, ma si invita l'esecutivo a dare attuazione anche ai provvedimenti strutturali avviati nel 2013 e nel 2012 e soprattutto a perseguire un riequilibrio delle tutele sul lavoro.Nel suo rapporto l'Ocse sottolinea che la crisi e la ripresa economica modesta hanno portato a una riduzione del potenziale di crescita in gran parte dei paesi più avanzati. Disoccupazione ancora alta, rallentamento della produttività, disavanzo del bilancio pubblico e debito pubblico elevati sono le sfide principali da affrontare. E per l'ente parigino queste riforme potrebbero aumentare del 10 per cento, sul lungo termine, il Pil procapite: in media 3.000 dollari l'anno, circa 2.650 euro ai cambi attuali.In Italia però la situazione è più complicata: la mancanza di ripresa dalla recessione sta causando ulteriori cali del reddito procapite, la produttività continua a stagnare e la partecipazione nel mercato del lavoro resta debole. L'Ocse raccomanda di aumentare la concorrenza, semplificare il sistema fiscale, creare incentivi verso i settori capaci di creare occupazione e approntare un sistema di ammortizzatori sociali universale.Segnali di miglioramento però arrivano sul superindice economico sull'Italia, con possibili segnali di svolta che l'Ocse vede per tutta l'area euro, in particolare su Germania e Spagna. Anche il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, vede positivo. In un'intervista alla Cnbc ha detto: abbiamo avuto tre anni di recessione, ma dovremmo avere una crescita positiva quest'anno. Non escludo delle sorprese positive.