Milano (Askanews) - Negli Stati Uniti il mondo del terzo settore riceve ogni anno mille miliardi di dollari da donatori privati o dal Governo, ma solo il 5% delle attività sociali finanziate con questi fondi dà risultati certi. Per questo David Hunter, oggi consulente di fama mondiale, ha inventato a metà degli anni Novanta un metodo scientifico di valutazione delle attività filantropiche. Uno strumento, quello dello "sroi", cioè il misuratore del ritorno sociale dell'investimento, che negli Usa oggi è adottato dal 90% delle attività no profit e che inizia a imporsi anche in Italia."L'errore che viene fatto è quello di dire che si tratta di valutazioni troppo difficili da quantificare, ma questo vale per i risultati di lungo periodo. Quelli di breve periodo, di solito, sono invece molto facili da misurare e sono più importanti perché sono la base dei miglioramenti del lavoro".E se i donatori beneficiano di agevolazioni fiscali allora, secondo Hunter, essere in grado di dire quali sono i vantaggi per la società dalle loro donazioni è un obbligo: "La mia domanda è: perché tolleriamo di non sapere? Nella medicina diciamo: ok, non tolleriamo operazioni chirurgiche per le quali non ci sia un prova che facciano la differenza, i medici non hanno il permesso di farle, ma nel settore sociale diciamo: oh, se hai una buona idea e vuoi farla vai avanti".Il rischio è che i donatori non siano contenti di sapere che i loro soldi non danno i risultati attesi e quindi chiudano i cordoni della borsa, ma è un rischio che per Hunter, intervenuto a un convegno organizzato dalla Fondazione Lang, vale la pena correre nell'interesse delle persone bisognose.