Roma, 13 giu. (askanews) - Gli operai pagano le tasse e gli armatori no: l'Italia è il vero paradiso fiscale degli armatori. A denunciarlo è l'armatore napoletano Vincenzo Onorato, presidente di Moby e del gruppo omonimo, a margine della presentazione, a La Valletta, delle nuove rotte Livorno-Catania e Catania-Malta, realizzata sulla scorta della nuova alleanza tra Tirrenia e Grandi navi veloci.

"Noi non paghiamo sugli stipendi degli imbarcati né Irpef né Inps: basta battere bandiera italiana. Ma poi c'è chi imbarca personale italiano, che costa 2.500 euro al mese, e chi filippini che costano un quarto di meno. Tutto legale ma frutto di una legge, la 38 del 1998, che prevedeva la defiscalizzazione in cambio dell'assunzione di personale italiano. Adesso ci sono compagnie che prendono i benefici, grazie al governo che ha stanziato 1 miliardo di euro per tre anni, e poi però risparmiano sugli stipendi, quindi anche sulla qualità del personale e inevitabilmente sulla sicurezza, e i marinai italiani restano disoccupati. Gli altri armatori - sottolinea Onorato - mi dicono: licenzia e assumi filippini . Ma come faccio a mandare a casa gente che lavora con noi da 3-4 generazioni?"

"Bisogna metter fine alla schiavitù legalizzata del terzo millennio, con personale extracomunitario su navi europee che non può neppure scendere dalle imbarcazioni. Il governo italiano è sensibile, lo sia anche l'Europa" conclude Onorato.