Milano (askanews) - Valutare gli intangible assets o assets intangibili delle imprese, come brevetti depositati e marchi registrati, la percentuale di ricavi dedicata a ricerca e sviluppo, la qualità del management, ma anche la presenza sui mercati esteri e l'utilizzo di piattaforme innovative per la vendita di prodotti, per determinare e possibilmente migliorare il merito di credito delle imprese. Questo, insieme alla spinta ad aggregarsi in filiere, il perno dell'accordo siglato da Intesa Sanpaolo e Confindustria Piccola Industria giunto alla V edizione e che prevede per le Pmi risorse per 10 miliardi di euro che si aggiungono ai 35 miliardi già stanziati negli ultimi 4 anni. Stefano Martarelli, responsabile Crediti Divisione Banca dei Territori Intesa Sanpaolo: "E' un modello sul quale la nostra azienda scommette molto. Scommette capitale perchè vuol dire un Rwa minore per ogni controparte, ovvero minor assorbimento di capitale e scommette anche il conto economico perchè un rating minore significa prezzi più bassi. In questo modo scommettiamo sulla ripresa e sulle aziende".Insomma un doppio vantaggio per le imprese che con la valutazione degli intangible dovranno fornire meno garanzia per ottenere credito e al tempo stesso avranno un costo del denaro più basso. Maurizio Marchesini, Presidente Confindustria Emilia Romagna: "Uno degli aspetti che mi preme sottolineare di questo accordo è la valutazione degli asset immateriali. Mi chiedo quanto può valere per una piccola impresa un brevetto, un marchio, la capacità di seguire mercati esteri. Ecco se questi valori vengono valutati nei rating sicuramente le aziende potranno approvvigionarsi con un merito di credito completamente diverso".L'accordo nazionale viene poi declinato su base regionale per assecondare al meglio le esigenze delle singole realtà produttive, in linea con la vocazione di Intesa Sanpaolo, banca dei territori per eccellenza.