Milano (TMNews) - Con i suoi 28 miliardi di euro di export l'industria chimica è diventata il secondo settore esportatore italiano, secondo soltanto alla meccanica strumentale. E' un effetto della crisi che ha visto il mercato interno perdere il 20 per cento e molte imprese del settore reagire seguendo con forza la strada dell'internazionalizzazione. Oggi la chimica è pronta a ripartire e a trainare la ripresa, ma come ha detto Cesare Puccioni, rieletto presidente di Federchimica durante l'assemblea annuale dell'associazione, occorre che anche le istituzioni si adeguino approvando le riforme, a partire da quella della pubblica amministrazione: "Il quadrimestre ci indica un +2,9% contro un -1,8% dello stesso periodo dello scorso anno. Nell'insieme in definitiva si intravede un minimo di luce alla fine del tunnel. Le nostre richieste specifiche sono sempre le stesse, cercare di toglierci un po' di burocratizzazione di dosso". Una richiesta al Governo che anche per il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, è in cima alla lista delle priorità: "La lezione della crisi non è stata compresa fino in fondo dalle istituzioni. Proprio la chimica dimostra che sono mille le cose da fare e altrettante quelle da correggere". Nel mirino dell'industria chimica c'è soprattutto il costo dell'energia, ma anche le regole sulla gestione dei rifiuti e sulle bonifiche giudicate troppo onerse e complicate.