Roma, (askanews) - L'allarme lanciato dal presidente dell'Inps, Tito Boeri, secondo cui i giovani di oggi dovranno lavorare fino a 75 anni prendendo una pensione inferiore rispetto ai loro padri, trova riscontro già oggi nei dati dell'Istat. I nuovi pensionati guadagnano infatti oltre 3.000 euro in meno l'anno rispetto ai vecchi titolari di assegni pensionistici.Secondo un rapporto realizzato dall'istituto di statistica, riferito al 2014, ai nuovi pensionati è destinata una spesa complessiva di circa 7 miliardi e mezzo di euro. Quelli che hanno smesso di lavorare lo scorso anno ricevono in media 13.965 euro l'anno, meno dei 17.146 euro di coloro che già erano in pensione.Gli effetti della riforma Fornero, dunque, cominciano a farsi sentire. In tre anni, dal 2011 al 2014, si contano 400mila pensionati in meno. Tuttavia, la spesa complessiva per prestazioni pensionistiche è aumentata dell'1,6% rispetto all'anno precedente, raggiungendo i 277 miliardi di euro. L'8% di questa spesa, circa 22 miliardi, è assistenza e, quindi, va sulla fiscalità generale.Nel complesso, quattro pensionati su dieci sono ancora sotto i mille euro. In 227mila sono invece sopra i 5mila euro. Le donne rappresentano più della metà della platea dei pensionati, ma in media percepiscono assegni inferiori rispetto a quelli degli uomini. E la metà è sotto i mille euro. Un pensionato su tre, infine, percepisce più di una pensione. Secondo Cgil, Cisl e Uil questi numeri confermano la necessità di aprire immediatamente un confronto sull'adeguatezza delle pensioni, attuali e future, oltre che sul ripristino della flessibilità in uscita.