Pechino (askanews) - La crisi scuote anche la Cina. Pechino ha ridotto di circa il 7% le stime di crescita per il 2015. Nel 2014 il Pil era stato del 7,4% e quello di quest'anno rappresenta il valore più basso negli ultimi 22. La frenata è dovuta alle notevoli difficoltà incontrate dalla seconda economia mondiale dopo decenni di boom ininterrotto. La dichiarazione giunge dal primo ministro cinese Li Keqiang che ha aperto i lavori del Parlamento cinese."Abbiamo fissato gli obiettivi di quest'anno relativi allo sviluppo economico e sociale del paese, ha spiegato il premier. La crescita del Pil si assesterà intorno al 7%, manterremo l'indice dei prezzi al consumo sul 3%, creeremo 10 milioni di nuovi posti di lavoro nelle aree urbane, mantenendo un tasso di disoccupazione entro il 4,5%".Tra gli impegni del governo in materia economica anche l'incremento delle importazioni e delle esportazioni intorno al 6%, un sostanziale pareggio nella bilancia dei pagamenti e un aumento dei redditi compatibile con lo sviluppo economico, oltre a tagli alle spese energetiche e alle emissioni di particelle inquinanti nell'ambiente.Grande potenza produttrice e di conseguenza esportatrice, ha concluso Li, la Cina dovrà promuovere l'aumento del commercio favorendo gli investimenti esteri e riducendo isettori il cui accesso è regolamentato da eccessive restrizioni.(Immagini Afp)