Milano (askanews) - Sergio Marchionne, è l'"eroe dei due mondi" dell'automotive. È il manager che prima ha risollevato le sorti della Fiat dopo la più grave crisi nella sua storia, poi è andato oltreoceano e ha fatto lo stesso con la Chrysler, riuscendo in breve tempo a realizzare la prima vera fusione nel settore auto nel segno del Made in Italy.

Applaudito all'estero, osannato o demonizzato in Italia, il manager che ha rivoluzionato la Fiat assumendone la guida il 1 giugno 2004, pochi giorni dopo la morte di Umberto Agnelli, è nato a Chieti il 17 giugno 1952. Ha doppia nazionalità, italiana e canadese. Laureato in Filosofia e in Legge a Toronto e in Economia e commercio a Windsor. Fino al '94 ha lavorato tra Canada e Stati Uniti, prevalentemente nel campo legale, tornato in Europa, invece, ha iniziato a ricoprire incarichi manageriali in diverse grandi aziende, fino ad approdare alla svizzera Sgs.

In Fiat arriva nel 2003 come consigliere di amministrazione, l'anno dopo diventa amministratore delegato, carica che mantiene quando la casa del Lingotto, dopo aver acquisito la Chrysler, diventa Fca (Fiat Chrysler Automobiles). Diventa ad e presidente di Ferrari e presidente di Cnh Industrial.

Quando Marchionne arriva al timone di Fiat, il gruppo vale solo 4 miliardi di euro, non produce utili ed è schiacciato dai debiti. Oggi non solo ha raggiunto il traguardo del "debito zero" ma la somma delle parti che fanno capo alla holding Exor: Fca, Ferrari e Cnh, capitalizza 65 miliardi di euro.

E non finisce qui. Il testimone che il manager lascia ai suoi successori, mette sul tavolo sfide epocali come le future supercar ibride ed elettriche, il Suv Ferrari e il "polo del lusso" Alfa-Maserati.