Milano (askanews) - Le prospettive di crescita del settore alimentare italiano sono strettamente legate ai risultati sui mercati esteri. Nel 2013, per esempio, la crescita del fatturato delle aziende alimentari che operano con l'estero è stata del 3 per cento, di gran lunga superiore a quella segnata dalle imprese che contano solo sulla domanda interna. E' quanto è emerso nel corso della giornata di studio organizzata a Milano da Intesa Sanpaolo sulla "Nuove frontiere dell'Italian food".Ma come afforntare il mercato estero? Gaetano Micciché, direttore generale Intesa Sanpaolo: "Bisogna avere le capacità per raggiungere i mercati che crescono, per sviluppare il proprio marchio e per avere i giusti mezzi di distribuzione: quindi ci vogliono delle dimensioni minime e gli imprenditori devono capire che non si può rimanere piccoli. E bisogna tentare o di crescere dall'interno, oppure di avere il coraggio e di aprire al capitale, o fare operazioni di joint venture o operazioni di fusioni o di acquisizioni".Ma la crescita dimensionale da sola non basta. Sul mercato globale si muovono anche altri grandi soggetti che stanno definendo veri e propri nuovi trend dal lato dell'offerta, rispetto ai quali le imprese italiane devono saper reagire.Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo: "Dal punto di vista della domanda, e quindi delle strategie delle imprese italiane, è fondamentale aggiungere alla grande qualità dei propri prodotti una innovazione in termini di packaging, di emotività che il prodotto alimentare può regalare al consumatore. E' qualcosa di simile a quello che succede nel campo della moda. Uno non compra un vestito o un cravatta soltanto per l'uso che ne fa , ma per il piacere di averlo. Quindi è un'emozione. Anche il food regala un'emozione".Dai dati e dalle riflessioni emerse nel corso della giornata di studi arrivano segnali positivi: per l'ufficio studi Intesa Sanpaolo il settore alimentare dopo un 2014 sostanzialmente stabile potrà tornare a segnare nel 2015 una ripresa, e l'export, favorito anche da un euro più debole, potrebbe cogliere buone opportunità oltre che sui mercati tradizionali anche su quello cinese, in Medio Oriente e nell'Est Europa.