Roma, (TMNews) - Si va dalla salsa agrodolce "Maffia" prodotta in Belgio all'amaro "Il Padrino" fino al Limoncello "Don Corleone". Ed ancora il caffè Mafiozzo prodotto in Bulgaria, i sigari Al Capone venduti negli Stati Uniti, o gli snack "Chilli mafia" prodotti nel Regno Unito. Spopolano all'estero i prodotti made in Italy che cercano il successo sfruttando il marchio mafia. La denuncia arriva dalla Coldiretti che per la prima volta ha censito e mostrato gli esempi più scandalosi di prodotti agroalimentari, venduti in Italia, in Europa e nel mondo, con nomi che richiamano episodi, personaggi e forme di criminalità organizzata, che vengono sfruttati per fare business a danno dell'immagine del nostro Paese. Un giro di affari di circa 14 miliardi di euro.La denuncia è stata lanciata nel corso della presentazione della Fondazione "Osservatorio sulla criminalità nell'agricoltura e sul sistema agroalimentare" che ha per obiettivo la lotta alla diffusione di tali prodotti. Il presidente del Comitato scientifico, il procuratore Giancarlo Caselli."Il business delle agromafie si calcola sia di 14 miliardi di euro l'anno. Un affare colossale, miele per le api mafiose, bisogna non stare a guardare".Spopolano anche ristoranti e pizzerie "Cosa Nostra" e "Mafia" e su internet è possibile acquistare il libro di ricette "The mafia cookbook" o ricevere i consigli di mamamafiosa con sottofondo musicale a tema.Da parte sua i ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, ha invitato a riconoscere la parte buona del mercato."Il mestiere delle istituzioni deve essere quello di tenere un equilibrio nel riconoscere il buono che c'è da valorizzare e sostenere e denunciare le insidie di fenomeni criminali".