Milano (askanews) - Nato a Caracas nel 1961; ingegnere specializzato nei materiali polimerici; in Dow dal 1987 - dove ora ricopre la carica di presidente di Dow Western Europe & Eastern Europe, e di presidente e amministratore delegato di Dow Italia - Giuliano Tomassi Marinangeli è il nuovo presidente della Camera di commercio americana in Italia. Il suo incarico, alla guida dell'organizzazione di imprese, coincide con lo sviluppo della politica economica del presidente Usa, Donald Trump, profondamente diversa da quelle dei suoi predecessori. E anche con un mutato scenario complessivo nel nostro Paese. Eventi con i quali l'AmCham si misurerà nel lavoro dei prossimi anni. "L'attività di AmCham prima di tutto è al servizio delle imprese americane in Italia e delle imprese italiane in America - dice il neo eletto presidente AmCham - Il mio lavoro si svolgerà con la collaborazione dei vicepresidenti e del board prestigioso che abbiamo in AmCham: 44 membri di ditte prestigiose. Dobbiamo cercare di cogliere le sfide che i governi di ambedue i Paesi ci stanno dando con tanti annunci e cercare di facilitare sempre più il commercio e la libera circolazione delle merci e lo scambio di tecnologia".

Una sfida complessa, soprattutto alla luce degli annunci del presidente Trump in tema di dazi. Sfida che il neopresidente di AmCham intende però affrontare con una strategia ben precisa. "Certo l'AmCham nasce per il libero commercio, nasce per promuovere lo scambio sia commerciale sia innovativo e tecnologico e non può vedere di buon occhio i dazi - spiega Tomassi Marinangeli - però dobbiamo capire anche che ogni Paese è libero nelle proprie iniziative. E vedere come reagiamo: dobbiamo trovare punti di opportunità. Dobbiamo trovare occasioni di dialogo e cercare anche con queste sfide di trovare il connubio tra quello che è vantaggioso o svantaggioso. Per il momento non ci sono grossi svantaggi per l'Italia; certamente potrebbero esserci conseguenze anche per l'Italia ed è lì che AmCham opererà per cercare di facilitare non solo lo scambio tra i due Paesi, ma la produzione sempre più locale di ditte italiane in America, e la produzione locale di americane in Italia".

Negli ultimi dodici anni gli investimenti Usa in Italia sono cresciuti con un ritmo annuo del 7 per cento, con un lieve calo solo in due annate. Sono cifre che danno conto di un'attrattiva concreta da parte del nostro Paese per le imprese americane. "Dove investono le ditte americane in Italia? Investono nei prodotti chimici, nell'automotive, nel fashion - spiega il presidente Tomassi Marinangeli - e cercano la piccola e media industria; e cercano la creatività e il grande valore aggiunto che danno le ditte italiane, con il valore aggiunto intellettivo all'industria americana".

Ma non tutto il sistema Paese italiano viene promosso. Dalla prospettiva degli investitori Usa le criticità che frenano gli investimenti stranieri nel nostro Paese sono ben evidenti. "Sappiamo che ci sono ancora dei vincoli in Italia che non facilitano lo sviluppo rapido e dell'industria e degli investimenti americani. Uno è la certezza della pena, la certezza della legislazione, l'estrema burocrazia. Però - continua Marinangeli - d'altro canto, il grande vantaggio che da la filiera italiana, la grande specializzazione, la grande creatività, il nostro grande intelletto è quello che cercano gli americani e che cercano anche gli altri investitori esteri in Italia".

Gli indicatori delle relazioni economiche Italia-Usa parlano anche di una crescita delle imprese italiane in America del 300 per cento, e questo dato illustra meglio di qualunque slogan come gli Stati Uniti siano davvero un Paese pieno di opportunità ancora da cogliere per l'industria italiana. "L'industria italiana trova in America una terra di conquista. Ancora l'America è il posto migliore dove investire oggigiorno perché presenta un tessuto organizzato per facilitare l'investimento. In ogni Stato ci sono ditte e realtà italiane che crescono grazie agli Stati che danno incentivi, facilitazioni nelle autorizzazioni, investimenti congiunti. Per cui direi che la terra di conquista più proficua per una ditta italiana è l'America". E la porta dell'America per il mondo imprenditoriale italiano si apre proprio qui, alla AmCham.