Roma, (askanews) - Corsa contro il tempo per l'Italia per evitare una salatissima multa dell'Unione europea per procedura di infrazione sull'acqua e la depurazione. Il prossimo anno l'Italia potrebbe dover pagare fino a 500 milioni di euro se non si adegua e non rende più efficiente il proprio sistema idrico che ha tassi di dispersione fino al 60% al Sud e una tariffa media annua pari a 150 euro che è la più bassa in Europa e che deve essere adeguata. Se ne è parlato agli "stati generali delle acque pulite" organizzati da #italiasicura, la struttura di missione del governo.I ritardi da colmare e gli investimenti da fare sono enormi: tre italiani su dieci non sono ancora allacciati a un sistema di fogne o depurazione. Al Sud ancora 9 milioni di persone hanno problemi di qualità e quantità dell'acqua. Ogni anno dal 2012 sono stati investiti circa 1,7 miliardi soprattutto al Centro-nord. Ma non bastano. Il fabbisogno stimato per invertire il trend è di almeno 50 euro ad abitante. Secondo il ministro dell'Ambiente, Gianluca Galletti, le risorse ci sono ma manca la progettualità dai comuni. Ci sono 3 miliardi di fondi Cipe da spendere cui si aggiungerebbero gli investimenti delle aziende e ulteriori fondi pubblici. Così si arriverebbe a investimenti nel ciclo 2015-20 di oltre 20 miliardi. Condizione minima per iniziare a portare il settore idrico a livello europeo.