Un ristorante nel centro di Tokyo ospitato in un edificio tradizionale tutto in legno. Una pentola di “nabe” a base d'anatra messa a bollire con molti ortaggi. Un allegra comitiva. E, per bere, Barolo e Nebbiolo.
E' una delle serate organizzate per avviare una nuova frontiera del marketing per il vino italiano in Giappone: far passare e diffondere il concetto che si può abbinare bene - molto bene - alla cucina nipponica. E' un chiodo fisso per Shigeru Hayashi - sommelier, manager, giornalista e scrittore - tra i massimi esperti giapponesi di vini italiani. “In Giappone ci sono piu' di diecimila ristoranti italiani, dice. Certo è una buona base. Ma il vino italiano ha un potenziale di crescita inespresso su questo mercato: occorre cercare di penetrare nelle case giapponesi, nelle abitudini diffuse, tra le famiglie. Per farlo occorre uscire dal circuito della ristorazione italiana. E far sperimentare che si sposa in modo eccellente a gran parte della cucina di questo Paese”.
L'altra possibilita' di incremento della presenza sul mercato riguarda la spinta che sarebbe impressa dall'accordo di libero scambio tra Unione Europea e Giappone: il Free Trade Agreement porterebbe a un abbattimento dei dazi, eliminando lo svantaggio competitivo nei confronti di Paesi (primo fra tutti il Cile) che da molti anni godono di un trattamento doganale agevolato. Non è ancora chiaro, però, se i negoziati in corso possano concludersi in linea di principio, come era stato promesso a livello politico, entro la fine di quest'anno (dopo che era già saltata una prima “deadline” a fine 2015). Poi comunque passerà ancora parecchio tempo prima delle ratifiche e dell'entrata in vigore.
Hayashi ha appena pubblicato, a novembre, un suo libro (ovviamente in lingua giapponese) in cui presenta una grande varietà di vini italiani, soffermandosi sulle loro caratteristiche, sui migliori abbinamenti e sui territori che li esprimono. Certo è spesso impegnato a guidare serate di degustazioni presso ristoranti italiani, dove intervengono in prima persona i produttori venuti dall'Italia. Ma la sua attività di divulgatore della cultura italiana del vino, di recente, si è spostata appunto verso un confronto serrate con le tradizioni culinarie del Sol Levante. La tendenza non è ancora molto sviluppata, ma soprattutto a Tokyo ormai non è insolito trovare anche in ristoranti di sushi o in alcune “izakaya” una lista di vini, in cui compaiono etichette del made in Italy. Hayashi è tornato da poco da Merano, dove ha ricevuto il premio “Emozioni” come sommelier-giornalista: “Davvero mi sono emozionato!”.