Milano (askanews) - L'Italia ha un sistema di raccolta e trattamento dei rifiuti derivanti da apparecchiature Elettriche ed Elettroniche avanzato e competitivo, ma comunque c'è ancora da fare. Un'indagine, commissionata dal Consorzio ECODOM a IPSOS, ha cercato di capire quale sia il punto di vista dei produttori esaminando i "pro" e "contro" riguardo alle novità introdotte dal Decreto Legislativo (49/2014) che ne regola la gestione come spiega Giorgio Arienti, Direttore generale di ECODOM."E' stata una ricerca che ha rivelato da un certo punto di vista una disinformazione dei produttori, che non sanno come funziona il sistema RAEE e che dunque vivono la loro responsabilità come un obbligo di natura amministrativa o finanziaria, devono contribuire alla gestione del trattamento dei prodotti a fine vita ma non sanno in che modo questo avvenga, altri più informati hanno un giudizio più positivo sul sistema italiano, che rappresenta una eccellenza a livello europeo".Questo però ancora non basta, come spiega Nando Pagnoncelli, Presidente di IPSOS."Il 70% dei rifiuti di apparecchiature Elettriche ed Elettroniche è disperso, la percezione da parte degli operatori è che questo fenomeno sia più limitato, ecco che diventa essenziale che aumenti il livello di consapevolezza di tutti gli attori della filiera ma anche dei consumatori".La presenza di questo "canale parallelo" comporta un enorme danno ambientale ma anche un danno economico per l'intera collettività. Riciclare correttamente i RAEE è dunque un impegno primario per tutti. "Pochi consumatori lo sanno ma quando si compra un nuovo frigorifero o una nuova lavatrice si versa anche un contributo che solo in pochi negozi è visibile che finanzia l'attività di ECODOM e gli altri sistemi collettivi. Il fatto che ci sia una competizione tra più soggetti fa si che questo contributo nel tempo sia sceso anche in modo significativo e credo continuerà a scendere".