Milano (askanews) - Energia più sicura, più sostenibile, più efficiente: le nuove linee strategiche dell'Europa in campo energetico vedono nella ricerca italiana un attore di primissimo piano.Il quinto punto indicato dalla Commissione europea come uno pilastri fondamentali per l'Energy Union, si concentra infatti su "ricerca e innovazione" facendo riferimento a un modello già da anni messo in pratica da Rse, la società Ricerca sistema energetico del gruppo Gse, attiva nel settore elettro-energeticocon particolare riferimento ai progetti strategici nazionali e di interesse pubblico generale.Stefano Besseghini, presidente e amministratore delegato di Rse: "La ricerca italiana, soprattutto per quanto riguarda i temi di sistema energetico è sicuramente in un'ottima posizione. E quello che noi oggi tentiamo di proporre è l'idea che, per questo nuovo pillar all'interno dell'Energy Union, il modello italiano della 'ricerca di sistema' possa essere un modello, se non da copiare, di certo da considerare come una best practices".Del contributo che la ricerca italiana, può fornire all'Europa, e in particolare dell'apporto che Rse può fornire nell'ambito del sistema elettrico, se ne è discusso al Museo della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano nel corso di un convegno che ha visto anche l'intervento in teleconferenza di Francesco Sperandini, presidente e amministratore delegato di Gse.Ma quali sono i temi principali posti all'attenzione dei ricercatori e il modello italiano apprezzato dall'Europa su cosa si basa?"Si basa sicuramente su una attenzione costante all'approccio di sistema, e sul fatto di non prendere in considerazione una singola tecnologia, ma di immergerla nella visione complessiva sia di mercato, sia regolatoria, sia legislativa - prosegue Besseghini - Dal punto di vista tecnologico ci sono poi sicuramente degli elementi specifici che vengono esplorati e tra questi le rinnovabili, le smart grid, l'idea di riuscire ad aumentare la flessibilità dei cicli combinati, determinare dei modelli che permettano di gestire in maniera efficace la pressione che sta determinando sul sistema sono probabilmente le linee di lavoro principali".Per veder confermato il suo ruolo in Europa, l'Italia deve saper fare sistema, coinvolgendo nello sforzo di ricerca e innovazione soggetti pubblici e privati in modo da assicurare dimensioni e prospettive necessarie a rapportarsi con i grandi progetti di innovazione continentali, come spiega Giovanni De Santi direttore dell'Istituto per l'Energia e il Trasporto della Commissione Europea. "Questo sarà diciamo così la chiave di volta della situazione - dice De Santi - Se l'Italia farà parte di questi grossi progetti di innovazione europei con fondi sia pubblici che privati allora la Commissione europea porterà il suo proprio contributo".