Economia
Dalle utility pronti 825 mld entro il 2050 per lo sviluppo del Paese
Cernobbio (Como), 4 set. (askanews) - Le utility energetiche possono garantire continuità agli investimenti necessari per la crescita del Paese. Il potenziale di spesa è di 315 miliardi entro il 2035 e di 825 miliardi al 2050. Ogni euro investito può contribuire per il 10% alla crescita annua del pil fino al 2050, abilitando 300mila nuovi posti di lavoro. Sono i numeri dello studio, presentato a Cernobbio, realizzato da Teha Group in collaborazione con A2A per indagare il contributo delle utility allo crescita e allo sviluppo occupazionale del Paese. "Il Pnrr, cioè il più grande piano di investimenti dal dopoguerra dopo il piano Marshall, è finito di fatto il 30 giugno ed è stato un volano fondamentale per l'economia degli ultimi anni. Le utility, insieme, possono investire nei prossimi anni 33 miliardi all'anno arrivando agli 800 miliardi da qui al 2050", ha detto Renato Mazzoncini, amministratore delegato di A2A. "In parte questi investimenti sono evidentemente in corso. Quello che serve è sicuramente un percorso di autorizzazione più snello, e questo passa anche molto tramite le amministrazioni locali, e una programmazione di medio di medio periodo, dove per medio periodo intendo dieci anni non due, per consentire alle aziende di programmare gli investimenti". Le risorse possono essere investite in nove ambiti strategici, tra cui fonti rinnovabili e nucleare, infrastrutture elettriche, data center e teleriscaldamento. Obiettivo aumentare il livello di autonomia energetica in Italia, portandola dall'attuale 26% al 49% nel 2035, fino a raggiungere l'81% nel 2050. "Le utility hanno un potenziale da sfruttare perché hanno una capacità di mettere a terra investimenti e in questo momento questa capacità risulta essere particolarmente importante, perché non dimentichiamoci che abbiamo finito con questo mese il Pnrr", ha detto Roberto Tasca, presidente di A2A. "Io redo che sia un importante momento di riflessione che dobbiamo fare e che dal punto di vista strutturale questa potenza di fuoco vada messa a terra. Credo che sia assolutamente una occasione da non lasciar cadere anche da parte della politica che ha, ovviamente, la capacità poi di disciplinare legislativamente questi interventi". Risorse pari a 33 miliardi all'anno che permetterebbero di ridurre strutturalmente la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, tagliando le emissioni nazionali di CO2 del 36% al 2050, con un risparmio di 31 miliardi di euro di costo sociale del carbonio.