Milano (askanews) - L'aprossimazione come valore su cui si fondano i diversi linguaggi espressivi. Parte da qui, da questo assunto che ha molte sfumature anche rassicuranti, il percorso della mostra "La logica dell'approssimazione, nell'arte e nella vita", che Aldo Colonnetti e Gillo Dorfles hanno curato al Palazzo della Permanente di Milano nell'ambito della XXI Triennale internazionale. Un itinerario, colto e ironico al tempo stesso, che si snoda attraverso l'allestimento - ambiguo quanto basta - di Blumerandfriends e che presenta tanto opere d'arte vere e proprie, quanto oggetti, siano essi comuni o di design, tutti a loro modo evocativi.Così ecco i costumi da bagno in plastica di Fiorucci, oppure il telefono cellulare MicroTAC della Motorola. L'aspirina della Bayer, per ricordarci che "Le medicine sono un'approssimazione per difetto della cura specifica di ogni individuo", o la Sacra Bibbia, qui genialmente portata a testimonianza della "approssimazione assoluta".Tra Post-it e bottiglie di acqua santa di Lourdes, trovano spazio anche una Linea di 10,53 metri di Piero Manzoni, le fotografie di Shanghai di Gabriele Basilico e le esperienze interattive di Studio Azzurro. Per arrivare fino al Riso, oro e zafferano di Gualtiero Marchesi, anche questo nato per tentativi di approssimazione.Dove arriveremo alla fine del percorso? Saperlo con certezza è, ovviamente, impossibile. Dorfles aveva detto, già nel 1951, che "senza approssimazione la nostra vita diventerebbe impossibile, e ancora maggiormente la nostra arte". Perché è nell'eccesso o nella mancanza di approssimazione, in questo gioco a due facce, che si crea lo spazio per consentire ai nostri linguaggi, quali che siano, dalla parola al design, di poter finalmente dire di più rispetto al semplice significante che li informa e connota. Nell'imprecisione dell'esperienza, ci ricordano i testi pubblicati nel catalogo della mostra, avviene l'incontro problematico, ma spesso fecondo, tra il soggetto e il mondo. In sostanza, il progetto della nostra vita.