Milano (askanews) - Dove una mostra lascia le sue tracce, arrivano i danzatori che ridanno vita ai fantasmi delle statue classiche e ricostruiscono, seppur sul terreno dell'effimero, la radice stessa di una corporeità che diviene in un certo senso infinita. È notevole l'emozione che coglie lo spettatore di Atlante del gesto, il ciclo di azioni coreografiche concepito da Virgilio Sieni per la Fondazione Prada a Milano, in un rapporto di "consapevolezza" con le molteplici strutture progettate da Rem Koolhaas."Quello che mi sembra di percepire da questo spazio - ci ha detto Sieni - è che lo spazio paradossalmente non è fermo e non è fisso. E per me lavorare coreograficamente con il corpo diventa un'opportunità indicibile. Quindi lo spazio diventa un'opportunità a vari livelli, sul concetto di gravità, di spostamento, anche di margine".Il corpo, dunque, come strumento di misura dello spazio, ma soprattutto, nella lettura di Sieni, di misura del tempo umano, quel tempo storico che porta il coreografo fiorentino a parlare, a proposito dell'idea di Atlante, più che di geografia, di archeologia umana."È uno scheletro quello che portiamo - ha aggiunto Sieni - che arriva a noi dal primo uomo, noi includiamo il primo uomo e quindi il senso di lavorare, di possedere, di giocare con le epoche è sempre vivo nel lavoro. Noi includiamo tutte le figure che sono state dipinte o scolpite, quindi il nostro scheletro e la nostra fisiologia le possono veramente mettere in atto".Nelle azioni coreografiche, infatti, è possibile ritrovare la gestualità rituale che ci è stata tramandata dall'arte, ma che, nei movimenti dei danzatori, acquisisce un'evidenza di eterno presente, di specchio della coscienza di ciascuno di noi. E come spesso accade nel lavoro di Sieni tra gli interpreti ci sono molte persone comuni."Sono orgoglioso - ha concluso il coreografo - che li chiamiate ballerini, perché sono non professionisti e sono assolutamente necessari, come il pane, per includere tutto quello che è un mondo di fragilità, di debolezze, di sguardi, di densità del primo gesto... Tutte le volte che lavoro con loro mi fanno adocchiare il primo passo, la prima torsione, il primo sguardo. Con loro riesco ancora ad assaporare il senso dell'origine".