Roma, (askanews) - "Sai, nella vita, alla mia età, ci sono dei capitoli che ti mandano in depressione, e altri che ti fanno pensare eh no, io ho vissuto certe cose..."La Sicilia dei Gattopardo, di quella nobiltà che traduceva in poesia il dolore per il declino di un mondo ormai lontano, rivive nelle parole di chi ne fu testimone e cronista. Vanni Ronsisvalle, giornalista e scrittore, ripercorre con la memoria i giorni trascorsi, quasi cinquanta anni fa, a Villa Piccolo, tra le colline e il mare di Capo d Orlando, ospite del poeta ed esoterista Lucio Piccolo."Io sono qui perchè tanti anni addietro un poeta mi mandò da un altro poeta. Montale mi mandò da Lucio Piccolo. Se Montale fu importante perchè lo scoprì, Pasolini rappresentò l'ingresso di Lucio in quel mondo della letteratura corrente, vivente, e non soltanto il mondo sull'orlo della propria scomparsa, etichetta messa opportunisticamente dal cugino Lampedusa".Quello trascorso a Capo d'Orlando, per Ronsisvalle, fu un periodo intenso di emozioni e di cultura. Un ricordo attuale ancora oggi, che si incatena ideale ad altri ricordi da destini incrociati."Io ero bambino durante la seconda guerra mondiale. Ricordo situazioni come Roma città aperta, ci rifugiammo in un albergo in cui c'era Mascagni che giocava a scopone, e Kesselring, il capo degli eserciti lì. E si viveva così, in un clima di contrasti, perché la storia è fatto di quello, che poi incidono sulla storia delle persone. Per cui ho ricordi di Lucio, e se mando indietro il film, ne ho di Papa Pacelli che mandava i dolci a Mascagni in una Roma affamata".Un'epoca molto distante. Oggi, conclude Ronsisvalle, a primeggiare è altro: "Oggi siamo in qualche modo affidati a ciò che si chiamava elettrodomestico , cioè la televisione. Quello che continua a far gioco in tutto questo è l'immagine, sia come modello, sia come fuga in ciò che ormai è irraggiungibile. Ad alcuni è andata bene".