Cremona (askanews) - La musica e la magia della nascita del suono. Cremona è la terra dei grandi violini e per questo, per celebrare la maestria secolare dei liutai, l'Unesco dal 2012 ha inserito la tradizione liutaria cremonese nel Patrimonio immateriale dell'umanità. E oggi questo orgoglio e questa storia si manifestano soprattutto nel Museo del Violino.

"Con un punto di partenza così importante, e anche di grande responsabilità - ci ha detto Virginia Villa, direttore generale del Museo del Violino - bisognava avere anche un luogo fisico all'interno della città nel quale racchiudere, in maniera facile, anche per i visitatori e i turisti, ma anche per chi lavora qui e per gli abitanti della città, la storia della liuteria".

Una storia affascinante che si alimenta tanto del continuo stupore per la musica, quanto di veri e propri oggetti d'arte, quali i violini dei grandi maestri che, a partire dal 1500 hanno operato a Cremona.

"Qui abbiamo raccolto anche gli oggetti, i disegni, le forme della bottega di Stradivari, e di altri grandi liutai, perché questi sono fonte di ispirazione per tutti i liutai e mettere a disposizione questo patrimonio è parte importante della tutela del saper fare liutario. Però con questo spirito di apertura che, secondo me, è uno spirito fortemente italiano".

E la città, nonostante con il passare del tempo la liuteria si sia diffusa in tutto il mondo, resta un luogo decisivo, dove i liutai sono ancora tanti e, soprattutto, sono attivi. "Essere un liutaio oggi - ci ha spiegato il maestro Francesco Toto - è una grande sfida secondo me, in quanto sicuramente il periodo non ci aiuta, perché questa crisi economica ha colpito tutti, però noi cerchiamo di vincere questa sfida con la nostra perizia, con il nostro saper fare, con il nostro impegno giornaliero".

"Noi abbiamo ricevuto quest'insegnamento dal passato e cerchiamo di rendere attuale quello che i nostri maestri - Stradivari, Guarneri - hanno insegnato e di renderlo attuale rispetto alle esigenze che oggi ha il musicista, rispetto alle esigenze che oggi ha la musica e quelle che hanno i nuovi mercati. Cerchiamo di essere più competitivi possibile con la nostra maestria".

Nel Museo del Violino, accanto agli strumenti e alle testimonianze del passato, si lavora anche sulla ricerca, utilizzando la scienza per avvicinarsi il più possibile al segreto della bellezza di uno Stradivari o di un Guarneri del Gesù. "Il saper fare - ha aggiunto Virginia Villa - è anche questo: è anche conoscere di più. Sicuramente i liutai che operavano cento o duecento anni fa non avevano la possibilità di fare una radiografia allo strumento e sapere esattamente come era fatto dentro".

Ma l'elemento umano, in ultima analisi, resta decisivo. "La mano è fondamentale per tramandare questa tradizione. Noi cerchiamo di tramandarla da maestro ad allievo perciò diciamo che la bottega è il fulcro di questo lavoro per tramandare la tradizione".

"Il museo è questo edificio, ma in realtà il museo è la città, il saper fare liutario è la città di Cremona: sono le mani dei 150 liutai che diventano quasi 250 se parliamo anche della Scuola internazionale di liuteria, che tocca un altro punto importante: la formazione. Questo è il saper fare: è la storia di oggi che deve guardare anche al futuro. E per guardare al futuro la conoscenza è fondamentale".

Perché il Patrimonio immateriale dell'Unesco, qui diventa anche un modo di lavorare, ma soprattutto di vivere.

"Cremona è unica al mondo e respiri la liuteria. Appena arrivi a Cremona tu capisci che c'è qualcosa di diverso".