Roma, (askanews) - Più di cento tra dipinti, stampe fotografiche, poster, documenti. Un viaggio che esplora l'intera opera di Norman Rockwell, uno degli artisti americani che ha saputo osservare meglio e raccontare la società statunitense del XX secolo. La Fondazione Roma Museo-Palazzo Sciarra ospita fino all'8 febbraio la mostra "American Chronicles: The Art of Norman Rockwell", in collaborazione con il Norman Rockwell Museum degli Stati Uniti, la retrospettiva completa per la prima volta in Italia che raccoglie anche le 323 copertine originali del "The Saturday Evening Post" il settimanale con cui collaborò dal 1916 al '63.Il curatore della mostra Danilo Eccher, direttore del Gam di Torino, sottolinea però che oltre alle copertine che lo fecero diventare punto di riferimento dell'illustrazione mondiale "questa mostra cerca di mettere in evidenza anche il piano artistico, la qualità, la resa che queste illustrazioni hanno nella pittura a olio e quindi la grande tradizione che lui riesce a ottenere attraverso lo studio e la relazione con la pittura europea dell'800".Nella mostra c'è tutto il percorso creativo di Rockwell. La parte dedicata alle origini degli Stati Uniti con un'opera come "Family Tree", le copertine con personaggi positivi, rassicuranti. Colori tenui e personaggi delicati che ricordano i fumetti nella parte dedicata ai bambini, simbolo del benessere crescente, tra le pubblicità come quelle per Kellogg's a opere più riflessive come "Il fuggiasco". E una parte con opere più impegnate sul fronte sociale, come "Il problema con cui tutti noi conviviamo" del '64, con una bambina afroamericana scortata a scuola, e il drammatico "Omicidio in Mississippi". Opere in cui trasforma l'interesse per l'attualità in indagine sociale.Nella sezione dedicata all'American Dream, con scene di famiglie americane, c'è anche "Ragazzo in carrozza ristorante" in cui è ritratto Peter Rockwell, figlio dell'artista, scultore, che da 52 anni vive in Italia, e ricorda suo padre al lavoro nello studio sul retro della casa che fotografava sempre i suoi soggetti prima di dipingere, e racconta:"La sera quando cenavamo spesso ci parlava dei viaggi che ha fatto in Europa e mi ha dato un gran desiderio di venire in Europa".