Milano (askanews) - Si entra, dopo aver attraversato l'ormai iconico ponte sospeso, in uno spazio nel quale domina l'idea di Penelope, metafora della tessitura tanto fisica quanto relazionale. Si apre così, con grande impatto, la nona edizione del Triennale Design Museum che, in concomitanza con la XXI Triennale internazionale, è intitolato "Women in Italian Design".La direttrice del museo Silvana Annicchiarico: "Questa edizione del Triennale Design Museum - ci ha detto - cerca di colmare un vuoto, cerca di mettere luce dove c'erano grandi coni d'ombra, cerca di fare emergere il sommerso".Il sommerso è la creatività progettuale femminile nel Novecento, secolo nel quale è avvenuta una "grande rimozione". Ma nelle sale della Triennale la ferita viene risata, anche grazie a un allestimento, di Margherita Palli, che unisce divertimento e rigore scientifico. "Emerge sicuramente una creatività differente. Siamo - ha aggiunto Annicchiarico - in una totale assenza di testosterone, non siamo assolutamente in una prova di forza e muscoli. Siamo invece in presenza di una creatività più diffusa, più leggera, soffusa, capillare, magari anche magmatica, caotica, anche un po' pazzerella. Però esce fuori comunque un'attitudine di freschezza e di capacità di accoglienza".La sensazione, per lo spettatore, è quella di essere travolto da un fiume in piena, nel quale non ci sono altarini autoriali. E sotto lo sguardo delle sante che proteggono i mestieri della quotidianità si stende una storia nuova, illuminata, questo sì, dalle costellazioni delle designer che rappresentano il secondo argine, dopo le patrone, all'impetuosità del lavoro in mostra. "Il modello patriarcale - ha concluso la direttrice del TDM - sicuramente è arrivato al capolinea, occorre inforcare nuovi modi, nuovi occhiali per poter leggere e stare nel mondo. E in questa progettualità ci sono elementi importanti per poter affrontare appunto la contemporanietà".