Milano (askanews) - Una mitologia familiare che innesca un lavoro artistico e una ricerca musicale che rimanda a una sorta di genealogia del suono. La performance musicale del duo di Manchester "part wild horses mane on both sides" all'interno della mostra in HangarBicocca dell'artista Petrit Halilaj "Space Shuttle in the Garden" è una sorta di rilettura o ri-sottolineatura dell'esposizione, osservata da un punto di vista diverso e attraverso gli stessi oggetti in mostra, come le ocarine di pietra che Halilaj ha modellato su un vero reperto archeologico ritrovato nell'area del villaggio in Kosovo dove è cresciuto e che i due musicisti hanno fisicamente suonato.A Kelly Jayne Jones abbiamo chiesto di come sia nato il rapporto con la mostra di Halilaj. "Noi - ci ha detto - siamo stati invitati perché credo ci sia una sorta di connessione tra i nostro lavoro e quello di Petrit. Abbiamo trascorso molto tempo con lui, pensando molte cose e cercando suoni diversi, all'uso delle ocarine... Credo che sia una cosa che ha a che fare con la chimica che ha coinvolto me e Pascal in una nuova collaborazione".L'happening milanese, primo appuntamento del public program curato da Pedro Rocha per la mostra di Halilaj, ha, in un certo senso, rinnovato la storia dei lavori dell'artista, che si è aggirato nello Shed di HangarBicocca vestito come un astronauta. Lasciando, come ha sottolineato anche il musicista Pascal Nichols, un messaggio che il pubblico è libero di decifrare individualmente. "Noi creiamo un ambiente - ci ha spiegato - che consente al pubblico di immaginare i propri collegamenti: ognuno può crearsi una sua immagine personale del rapporto tra il luogo e i suoni che noi produciamo".Suoni che in molti casi hanno assunto valenze solo apparentemente casuali, ma che hanno fornito una diversa colonna sonora a una storia personale e artistica, guardando sempre alle radici, tanto familiari quanto sonore.