Milano, (askanews) - Schivo e carismatico allo stesso tempo, con le sue sculture conquistò persino Peggy Guggenheim, a cui però rifiutò di regalare le sue opere. E' l'artista torinese, Mario Giansone, scultore e pittore, scomparso nel 1997, molto celebrato negli anni Sessanta e oggi riscoperto con la mostra "L'armonia nascosta" fino al 25 maggio a Palazzo Saluzzo Paesana di Torino. Il jazz, la brutalità della guerra, l'eleganza delle forme dei gatti, sono i temi prediletti dall'artista, che viveva solo per la sua arte. Giuseppe Floridia, presidente dell'Archivio Storico Mario Giansone.

"Era un uomo schivo, un uomo solitario, un uomo che ha scritto di sè: io ho vissuto una monogamia con l'arte. Si sposò ma il suo matrimonio si dissolse subito, non ha avuto figli, ma ha vissuto solamente per la sua arte".

35 le sculture esposte a Torino, insieme a 50 quadri e 4 arazzi per una esposizione curata da Marco Basso, che definisce Giansone un grande protagonista dell'arte novecentesca: "Era un personaggio tutto d'un pezzo, non amava scendere a compromessi, che ci sono spesso nel mercato dell'arte, però era un personaggio che si sentiva forte delle sue idee. Quando lui decide di non regalare nulla a Peggy Gugghenheim e taglia un po' con tutto e con tutti, ilo fece credo per il bisogno di essere un artista indipendente, autonomo da ogni legge di mercato".

La riscoperta di Giansone ha avuto un buon successo di pubblico, nelle prime tre settimane sono stati 3500 i visitatori.