Venezia (askanews) - Il Leone d'Oro della Biennale di architettura del 2018 come scelta, in un certo senso, intimista o, meglio, interiore. Il premio per le partecipazioni nazionali è stato infatti assegnato quest'anno al padiglione della Svizzera, che ha presentato un affascinante progetto sugli interni degli appartamenti, prima che questi vengano arredati, dipinti, personalizzati. Ne abbiamo parlato con Sandi Paucic, project leader per la partecipazione alla Biennale della Fondazione per la cultura Pro Helvetia.

"Noi - ha spiegato ad askanews - vogliamo rendere visibile che cosa sono i nostri appartamenti. I nostri architetti hanno voluto proporre una discussione su questo modo di costruirli. Spesso si parla dell'aspetto esteriore delle abitazioni, ma non così spesso si guarda all'interno, alla qualità di quanto c'è dentro. E questa discussione può partire da qui, in questa Biennale".

Il progetto "Svizzera 240: House Tour" è firmato da quattro architetti: Alessandro Bosshard, Li Tavor, Matthew van der Ploeg e Ani Vihervaara. Il loro intento, che ci appare riuscito e non senza sfumature che possiamo definire narrative, per esempio per l'uso in certi casi di una scala diversa di dimensioni, è stato quello di costruire una rappresentazione.

"E' molto importante capire che quello che mostriamo qui - ha proseguito Paucic - è la rappresentazione di un House Tour, ed è interessante perché ci sono delle situazioni nelle quali si visita un appartamento vuoto, per esempio quando lo si vuole comprare o affittare oppure quando degli amici vogliono mostrarti la casa che hanno appena comprato. In questo caso i nostri architetti sono partiti guardando immagini sul Web di appartamenti vuoti e hanno individuato un'estetica specifica, molto interessante".

Visitando gli spazi del padiglione ai Giardini, ci si rende conto che quello che stiamo attraversando non è solo uno spazio vuoto, ma un vero e proprio spazio di possibilità, nonché un terreno comune nel quale, in linea con il tema della Biennale di quest'anno, si realizza la dimensione intima della libertà di vivere uno spazio. E il Leone d'Oro sembra una conseguenza quasi naturale di questo approccio.

"La Svizzera è stata presente alla Biennale fin dagli anni Quaranta - ha concluso il project leader elvetico - e ha un suo padiglione dagli anni Cinquanta e questa è la primissima volta che vinciamo un Leone d'Oro, considerando sia arte che architettura. E' una grande soddisfazione e io credo che lo sia ancora di più perché quest'anno ci siamo presi dei rischi, abbiamo deciso di competere e abbiamo vinto con un team di architetti molto giovani".

Il premio arriva anche, a nostro modesto parere, a coronare una serie di partecipazioni della Svizzera alle ultime Biennali di arte e architettura di altissimo livello, su tutte basti citare la ormai leggendaria piscina di Pamela Rosenkranz del 2015. A dimostrazione di un progetto culturale a tutto tondo che si mostra molto dinamico e consapevole.