Monte Hermon, Israele (askanews) - È uno scenario a prima vista doppiamente surreale. Piste generosamente innevate in Medioriente dove, nello spazio di qualche chilometro, si confrontano con armata cautela teatri di guerra e rilassati paesaggi all'insegna del leisure time.La cresta coperta di neve del monte Hermon separa due mondi. Da una parte, la Siria devastata dalla guerra civile, imposta dallo scontro epocale che all'interno dell'Islam vede di fronte sciiti e sunniti. Dall'altra una ridente stazione sciistica dove apparentemente spensierati vacanzieri israeliani si godono le piste su uno sfondo di musica techno e vin brulé, inanellando uno slalom dopo l'altro tra paletti e incongrue truppe alpine di Tsahal.Il monte Hermon è un massiccio montuoso al confine tra Siria, Libano e Israele, spesso citato nella Bibbia come confine settentrionale della Terra promessa. Dopo la guerra arabo-israeliana del 1967, il versante siriano dell'Hermon è stato occupato degli israeliani insieme alle alture del Golan, annesse a Israele nel 1981. Il territorio quindi è de iure appartenente alla Siria, de facto è occupato e amministrato da Israele grazie a una decisione unilaterale, non riconosciuta dall'Onu.In cima alla seggiovia, a 2.200 metri di altitudine, dove i turisti s'imburrano di crema solare, è possibile scorgere Damasco, la capitale siriana a soli 40 chilometri in linea d'aria ma irraggiungibile, al netto di un nuovo conflitto arabo-israeliano, oltre il confine che separa due paesi ancora ufficialmente in guerra.Per lo stato maggiore israeliano il monte Hermon, chiave delle alture del Golan e della valle della Bekaa, disegna le coordinate di una località strategica prioritaria. Ma ai primi fiocchi di neve quelle severe e spartane realtà geopolitiche vengono travolte, all'insegna di una corta stagione che trasforma l'Hermon in una stazione à la page per gli sport invernali. O quasi.Qui a scoraggiare i fuori pista, ben più efficaci dei bollettini delle valanghe, bastano i cartelli che segnalano la presenza di mine ancora attive, avvertimenti confermati dal formicolare minaccioso delle antenne delle basi militari che disegnano graffi crudeli nel cielo di cobalto.Se un guerrigliero intende infiltrarsi qui, deve essere un bravo sciatore. Se vuol farlo d'estate, deve essere un campione di motocross, esorcizzano con una boutade le autorità di sicurezza. Ma il dramma siriano impone riflessioni più amare."Tutte le mattine saliamo sin qui" dichiara Nabeeh Abu Saleh, membro del Soccorso alpino locale, "e non possiamo fare a meno di pensare ai bambini siriani, al fatto che vivono al freddo sotto le tende. Noi arriviamo qui bardati con i nostri capi tecnici e sentiamo comunque il freddo. Come se la caveranno loro?".(Immagini Afp)